Luigi
De Bellis

 


 HOME PAGE 
  
Opere riportate:

     
 

Ciascuno a suo modo

 
 

Come tu mi vuoi

 
 

Così è (se vi pare)

 
 

Enrico IV

 
  I giganti della montagna  
  I vecchi e i giovani  
  Il berretto a sonagli  
  Il fu Mattia Pascal  
  Il giuoco delle parti  
  L'esclusa  
  Liolà  
  L'umorismo  
  Novelle per un anno  
  Pensaci, Giacomino!  
  Quaderni di Beniamino Gubbio, operatore  
  Questa sera si recita a soggetto  
  Sei personaggi in cerca d'autore  
  Uno, nessuno e centomila  

 





Luigi Pirandello



IL BERRETTO A SONAGLI: Commedia in due atti


Fu scritta nell'agosto del 1916, in dialetto siciliano, per Angelo Musco con il titolo 'A birritta cu 'i ciànciani poi modificato in 'A birritta cu 'i ciancianeddi. Le fonti narrative del testo sono riconducibili a due novelle, Certi obblighi e La verità, pubblicate entrambe sul «Corriere della sera» nel 1912. Messa in scena da Musco, il 27 giugno 1917, davanti a un pubblico non numeroso ma soddisfatto, fu replicata per tre sere. La versione italiana fu pubblicata in «Noi e il Mondo.

L'azione ha luogo in una cittadina siciliana, nel salotto della casa del cavalier Fiorìca «riccamente addobbato all'uso provinciale». La signora Beatrice, convinta che il marito, un banchiere privato, la tradisca con Nina, giovane moglie di un dipendente - lo scrivano «quarantacinquenne» Ciampa, che occupa un appartamentino attiguo e comunicante col Banco - ha preparato un piano per far scoppiare lo scandalo. Il piano è ingegnoso: il cavalier Fiorìca, di ritorno la sera da Catania, troverà libero il campo per appartarsi con l'amante perché la signora Beatrice avrà provveduto ad allontanare Ciampa, inviandolo a Palermo con il pretesto di una commissione. La polizia, preavvertita, potrà fare irruzione nell'appartamentino, sorprendendo i due amanti in flagrante adulterio. La signora Beatrice espone il piano al delegato di polizia Spanò, uomo di fiducia della sua famiglia. Spanò esita ad accettare una denuncia compromettente per l'onorabilità del cavalier Fiorica, persona stimata e influente in città, ma alla fine cede alle pressanti insistenze della moglie. Beatrice fa quindi chiamare Ciampa per affidargli la commissione. Lo scrivano, che si presenta con «occhi pazzeschi, che gli lampeggiano duri, acuti, mobilissimi dietro i grossi occhiali a staffa», sospettando un intrigo, tenta di sottrarsi all'incarico e cerca di convincere la signora a parlare con lui senza infingimenti. Ciampa, scrivano e intellettuale, ha elaborato una personale teoria dell'agire sociale dettata dalle sue esulcerazioni esistenziali, che espone alla signora Fiorìca: «Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa. La seria, la civile, la pazza. Soprattutto, dovendo vivere in società, ci serve la civile; per cui ci sta qua, in mezzo alla fronte. - Ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. - Non si può. E che faccio allora? Do' una giratina così alla corda civile. Ma può venire il momento che le acque si intorbidano. E allora... allora io cerco, prima, di girare qua la corda seria, per chiarire, per rimettere le cose a posto, dare le mie ragioni, dire quattro e quattr'otto, senza tante storie, quello che devo. Che se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio! ».
Ma Beatrice, determinata a vendicarsi del marito, non si lascia convincere a girare la corda seria «per rimettere le cose a posto», perché ritiene Ciampa consenziente alla tresca. Lo scrivano prima di partire per Palermo, per svolgere l'incarico, tenta ancora inutilmente di disinnescare il progetto insensato della padrona.

Nel secondo atto scatta la trappola. Nina Ciampa e il cavalier Fiorìca vengono sorpresi l'una con un «decolté eccessivo», giustificato dalla stagione calda, e l'altro in «maniche di camicia - decentissimo», sul punto di lavarsi le mani. I due vengono tuttavia arrestati, l'una per il decolté, seppure esibito in casa, l'altro per resistenza. Ma nel merito, assicura il delegato Spanò, il verbale è negativo e il cavaliere sarà prontamente rilasciato. Dal momento che il marito è stato in qualche modo punito, la signora Fiorìca è ora soddisfatta. Non ha considerato però la reazione di Ciampa, che piomba stravolto nel salotto per rivendicare la sua condizione dolente di uomo non più giovane, innamorato della moglie, che ha potuto «sottomettersi fino al punto di spartirsi l'amore di quella donna con un altro uomo». Lo scrivano assicura che, se prima dello scandalo avesse potuto parlare francamente con la signora Beatrice della incresciosa situazione, egli si sarebbe licenziato e trasferito altrove. Ma la donna, dominata dalla gelosia, ne ha ignorato le ragioni, dando in pasto alla gente il suo doloroso segreto. Ora a Ciampa non resta che vendicare il tradimento palese, ammazzando moglie e amante, poiché un verbale «negativo» della polizia non può certo cancellare i sospetti e le chiacchiere: «resto col verbale, che non c'è stato nulla? E debbo sopportarmi che tutti, domani, vengano a dirmi in faccia, con occhi dolenti: "Non è stato nulla, Ciampa: la signora ha scherzato"». Poiché tutti in casa tentano di minimizzare il comportamento di Beatrice come un gesto di pazzia, Ciampa è folgorato da un'idea: la signora si finga veramente pazza così i sospetti che hanno provocato lo scandalo risulteranno dettati dalla follia. Solo la pazzia conclamata della donna può ora disarmare la sua mano. E tenta di persuaderla così: «Niente ci vuole a far la pazza, creda a me! Gliel'insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede e tutti la prendono per pazza!». Incalzata dalla paradossale provocazione di Ciampa che le chiede di «farsi tre mesi di villeggiatura» in una casa di salute, per dissipare i sospetti e restituirgli la dignità, la signora libera la corda pazza dandosi a incontrollate escandescenze e gridando in faccia a Ciampa la verità della sua condizione di «becco». Verità non credibile, consentita solo ai pazzi. E «mentre tutti fanno per portar via Beatrice, che seguita a gridare come se fosse impazzita davvero», Ciampa «si butta a sedere su una seggiola in mezzo alla scena, scoppiando in un'orribile risata, di rabbia, di selvaggio piacere e di disperazione a un tempo».

Quasi un anno trascorse dal tempo della scrittura a quello della rappresentazione della commedia perché, alla lettura del testo, Angelo Musco aveva manifestato varie perplessità. «Le ragioni di tanto timore si devono trovare», scrive Gaspare Giudice, «nelle lunghe battute filosofico-buffonesche che pronuncia Ciampa nel primo atto e che sono alla base del suo personaggio. Ciampa era il portatore in teatro per la prima volta, a chiare lettere, del "pirandellismo"». Antonio Gramsci, recensendo la commedia, vi riscontrò «poca intensità: la dimostrazione soverchia l'azione, la diluisce, la svanisce. Il sofisma, il paradosso non acquista pregio nel dialogo»; per Leonardo Sciascia, invece, Il berretto a sonagli rappresenta «la più perfetta commedia di Pirandello». Dopo l'interpretazione di Musco, che gradualmente la escluse dal repertorio, la commedia trovò un interprete congeniale in Eduardo De Filippo, che nel 1936, per volontà dell'autore, ne trasse una riduzione in dialetto napoletano. Nel 1963 Il berretto a sonagli venne ripreso da Turi Ferro. Nel 1984 Luigi Squarzina ne curò la regia per l'interpretazione di Paolo Stoppa, reintegrando i tagli operati da Angelo Musco.

 

HOME PAGE


Copyright 2002 Luigi De Bellis.
Webmaster: letteratura@tin.it