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Il Santuario
di S. Antonio Abate

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Le Parole della Bibbia

A cura di   Alessandro Tarli

 

AV, padre

AV significa "padre", è una parola primitiva in senso etimologico, cioè che non deriva da altre, e si ritrova con lievi modificazioni in quasi tutte le lingue semitiche. Il Nuovo Testamento (per esempio Marco; 14, 36) ci tramanda l'equivalente aramaico àBBA. In molte lingue, il significato di "padre", come anche quello di "madre", sono espressi da parole che contengono consonanti labiali, cioè che si pronunciano con le labbra, e che sono "p", "b". "f", "v" e "m". Si verifica questo sicuramente perché i suoni labiali sono i primi che i bambini piccoli riescono ad articolare.
Presso gli ebrei, come in tutte le culture patriarcali che nella duplicità maschio-femmina vedevano predominante il ruolo dell'uomo come soggetto di diritti e di responsabilità, "padre" viene ad indicare la famiglia, la linea di discendenza, gli antenati e il plurale, "padri", l'intero popolo.
Proprio per questi motivi culturali, pur essendo la divinità, al lume della ragione, al di sopra di una classificazione sessuale, si ritrova presso vari popoli che il dio, o il più importante degli dèi, riceve l'appellativo di "padre". Così gli antichi greci chiamavano Zeus "padre degli uomini e degli dèi".
Nell'Antico Testamento non è usato l'appellativo personale "padre" nei confronti di Dio: La paternità di Dio, per esempio in Esodo; 4, 22-23, esprime solo la sollecitudine di Dio verso il popolo, il suo essere garante, al di là della infedeltà del popolo, di una eredità che è espressa simbolicamente dalla "terra promessa".
Nel Nuovo Testamento si amplia il concetto di paternità di Dio: Dio diviene "Padre" anche in senso analogo a quello dell'uso familiare del termine. Infatti Dio, avvicinandosi a noi tramite il Figlio, diviene nostro compagno di viaggio in un cammino che, giungendo alla fine dei tempi, ci porta a una vita che supera i limiti dell'esperienza quotidiana, divenendo simile alla sua. Si realizza così la somiglianza che Dio stesso aveva impresso nell'essere umano al momento della creazione.

 

 èVEN, pietra

èVEN significa "pietra", èven indica una pietra di dimensioni varie, piccola come una pietra preziosa o anche grande, come le pietre che si vedono nelle costruzioni, ma che comunque può essere spostata per essere usata per qualche scopo. èven non si riferisce quindi a una roccia, come quella di una montagna, per la quale l'ebraico usa i termini sèla e SUR. èven, come i corrispondenti termini in tutte le lingue, rappresenta anche in senso figurato qualcosa di solido e di resistente. Nell'Antico Testamento si trova in espressioni connesse con la fedeltà paziente e costante di Dio. Per esempio, in diverse situazioni, come la costruzione di un altare, le dodici tribù di Israele, depositarie della promessa, sono rappresentate con un insieme di dodici pietre.
Una immagine particolare è quella della "pietra angolare" in ebraico èVEN PINNà, alla lettera "pietra di angolo". Questa espressione, che si trova solo alcune volte nell'Antico Testamento, riferita a Israele o a un profeta, o in genere a un fondamento posto da Dio, faceva riferimento alla tecnica delle costruzioni in pietra. Le costruzioni in pietra erano più resistenti di quelle fatte con altri materiali, ma anche più costose, per cui si facevano in pietra solo strutture particolarmente importanti, come le fortificazioni. Nel procedere dell'opera doveva essere curata particolarmente la connessione fra le due pareti che formavano un angolo, altrimenti c'era pericolo che i muri crollassero, aprendosi verso l'esterno. Si cercava di risolvere, o almeno di ridurre questo problema, che esiste anche oggi nella tecnica edilizia, curando particolarmente la struttura dell'angolo, costruito usando pietre rettangolari sovrapposte in modo alternato, così da generare un intreccio che legasse le pareti adiacenti. La pietra angolare era quindi un simbolo di solidità ma anche di unione forte fra parti di per sé deboli.
Nel Nuovo Testamento Gesù attribuisce a se stesso la figura della pietra angolare, nella immagine particolare che si trova nel Salmo 118, 22, di una pietra angolare scartata dagli "addetti ai lavori", che poi invece si rivela l'unica che porta alla salvezza.

 

AVRAàM, Abramo

AVRAàM, Abramo, è considerato nelle Scritture il capostipite del popolo ebraico. Vissuto probabilmente circa 1700 anni avanti Cristo, fu l'uomo a cui, secondo la tradizione riportata dalle Scritture stesse, Dio iniziò a rivelarsi stabilendo un patto con lui e con il popolo che da lui sarebbe disceso. Secondo il modello letterario del cambiamento del nome, in Genesi; 17, 5 Dio cambia il nome da AV-RàM , "(il) padre (è) alto", cioè "il padre (Dio) è esaltato", a AV-RAàM, interpretato come “padre di moltitudine”. Si comprende facilmente questo racconto tenendo presente che gli ebrei condividevano l'idea diffusa nell’antichità che il nome fosse una immagine dell'essere umano che lo portava, una sintesi delle sue caratteristiche e dell'insieme della sua vita, per cui dare il nome o cambiare il nome, oltre che essere un riconoscimento delle superiorità di chi compiva questo atto, era anche una proclamazione della missione che tale persona era stata chiamata a compiere. Gli ebrei, convinti che Abramo stesse all’origine del loro popolo e che quindi ne rappresentasse l’identità, videro nel suo nome il ruolo che Dio gli aveva attribuito nella storia della salvezza. Questa interpretazione, a prescindere dalla sua correttezza dal punto di vista filologico, rispecchia il sentimento popolare nei confronti di questo grande personaggio che per primo "credette in Iauè" (Genesi; 15, 6).

 

ADONàI, Signore

ADONàI viene tradotto con "Signore". Letteralmente significa "signori miei”. Si tratta di un plurale, quello che i grammatici chiamano "plurale di maestà", in quanto esprime l'importanza della persona a cui si riferisce, che normalmente è un re. Il suffisso "-I" che si trova alla fine della parola è la specificazione possessiva relativa alla prima persona singolare. Dall'uso del termine ADONàI nell'ebraico biblico si capisce che sia il plurale che il possessivo avevano perduto il loro senso proprio, analogamente a quanto è accaduto in italiano per le parole "madonna" o "monsignore", nelle quali non sentiamo più l'idea del possessivo "mio".
ADONàI è l'appellativo con cui gli ebrei si rivolgono a Dio e che usano anche per leggere il gruppo di quattro lettere (tetragramma) del quale è stato ricostruito il suono originale IAUè. Infatti IAUè sarebbe stato il nome proprio di Dio e come tale era sentito così sacro e terribile che non poteva essere pronunciato.

 

ADàM, uomo

ADàM significa "uomo". Le versioni della Bibbia, seguendo l'esempio di quella dei Settanta, effettuata all'inizio del terzo secolo avanti Cristo, traducono di solito ADàM prima con "uomo", fino a Genesi; 2,18 compreso, e poi con "Adamo", come se ADàM fosse un nome proprio. Un indizio grammaticale che ADàM è un nome comune è costituito dal fatto che è quasi sempre preceduto dall'articolo, cosa che non si verifica per i nomi propri. Si può aggiungere che l'uso del termine fa pensare in molti passi a un senso collettivo, almeno nei primi tre capitoli della Genesi, come se stesse a indicare l'insieme degli uomini. Comunque la traduzione dei Settanta documenta che già a quell'epoca era credenza comune che ADàM fosse il nome del primo uomo. Per l'ebreo antico risultava naturale che il primo uomo si chiamasse ADàM, in quanto era stato formato da Dio con la polvere della terra, ADaMà, come si legge in Genesi; 2,7. A questo proposito si può notare che ADàM come vocabolo appartiene a una famiglia di parole connesse con l'idea di "rosso": ADòm è il colore rosso, DAM è il sangue, e anche il vino rosso, ADAMà è la terra coltivabile, spesso rossastra, eDòM è un secondo nome del figlio di Isacco (Genesi; 25, 30), chiamato anche Esaù, che aveva la peluria rossa (Genesi; 25, 25). eDòM è anche il nome di un popolo e di una regione caratterizzata da una terra di colore tendente al rosso.
Il fatto per noi curioso che gli arabi chiamano "rosso" l'uomo di razza bianca può far pensare che in queste prime pagine della Bibbia sia contenuta l'idea che Dio avesse creato un uomo di razza bianca. Se questo è vero non ha un significato particolare, se non quello che lo scrittore biblico si esprimeva avendo presente il tipo di uomo che caratterizzava il suo popolo.
Nel Nuovo Testamento l'apostolo Paolo mette in evidenza un collegamento fra ADàM e Cristo. Mentre ADàM apre la via al peccato e alla morte, Cristo ristabilisce il trionfo della vita (Romani; 5, 12-21).

 

 

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