Diritto di replica
 
Lettere, contributi, smentite, errata corrige. Il Barbiere è a disposizione. Non solo per farvi pelo e contropelo, ma anche per ascoltarvi. Accomodatevi in poltrona, prego. E' chiaro che non sempre il Barbiere condivide la sostanza delle lettere pubblicate, ma tutti, nella nostra bottega hanno ugualmente diritto di ospitalità, almeno fintantoche' si comportano con cortesia e nel rispetto delle opinioni altrui.

28 Novembre 2000 - Quella foto della testa di Von Trips
Caro Barbiere, ti seguo da qualche tempo e il motivo per cui oggi ho deciso di scriverti è che, avendo letto il pezzo su Feltri, le relative risposte e altri contributi, sento il bisogno di dire anche la mia. 

Per poche semplici ragioni: sono giornalista dal 1964, ne ho viste di tutti i colori - i miei tre ultimi editori sono stati Giuseppe Marra (complimenti per la cittadinanza onoraria di Anguillara), quando era meno ricco, meno Cavaliere, ma più umano e non ristrutturava trasferendo a Potenza madri di tre bambini piccoli, con marito lavoratore a Roma; quelli che hanno comprato Moda e King; Guido Talarico (Il Domani della Calabria), il giovane editore rampante che presto, aprendo Il Domani di Bologna, avrà più giornali che lettori. 

Nonostante queste esperienze (per le quali mi aspetto comunque la beatificazione in tempi brevi), il mio vero cruccio (oggi che faccio comunicazione) è lo stato di putrefazione del nostro mestiere. Del nostro, mi viene ancora da dire per amore, a dispetto della razionalità.

È forse ora chiaro perché ti scrivo: perché sono contento di leggere un pezzo come quello su Feltri; perché sono contento che tu abbia ricevuto adesioni (significa che non siamo ancora soli); perché concordo soprattutto con l’analisi giuridica storica e culturale di quanto scrivi.

Non ero ancora giornalista, ma già usavo la testa nel 1961: in un agosto doloroso, a Monza, il ferrarista von Trips uscì di pista in curva, investì le tribune e morì, orribilmente decapitato da un cavo metallico. Altre undici persone fra il pubblico persero la vita. 

Il Corriere della Sera pubblicò il giorno dopo, a tutta pagina, la foto della testa di von Trips: in mezzo ad un bel prato, non lontano da una quercia, la testa di un uomo, da sola, con ancora il suo bel casco in testa, gli occhi socchiusi, con una espressione non ben definibile 

Forse perplessa, come solo un uomo di trent’anni decapitato dal caso potrebbe avere, avrebbe commentato il mio amico e maestro (nel vero senso della parola) Giorgio Manganelli

Ci furono polemiche, infuocate e brevi, da dimenticare rigorosamente subito, com’è consuetudine nel Paese dalla memoria più corta che io abbia mai conosciuto. Nessuno sospese Il Corriere della Sera per aver pubblicato una foto raccapricciante.

Pensai allora, come penso oggi, che quella data andrebbe inserita nei libri di storia del giornalismo italiano: da quel giorno è cominciata l’era che ci ha portato agli intervistatori di citofoni; a quelli che chiedono all’unica donna superstite che effetto fa aver perso il marito e quattro figli nel crollo della casetta; a coloro che ancora oggi, mentre ci riempiamo la bocca di parole come democrazia e stile anglosassone, sparano in prima: "Preso il massacratore dell’Alta Val Brembana"

Fatelo negli States o nel Regno Unito e della sede del giornale vi resteranno sì e no gli infissi. Condivido tutto, dal giudizio su Feltri alla teoria della ricostruzione della verginità, dagli uffici stampa a tempo pieno all’allappamento dentologico. 

La nostra categoria, facendo bene il proprio mestiere, riferendo e spiegando, senza protagonismi, avrebbe potuto aiutare questo Paese a crescere. Oggi, in giorni in cui un leader di partito – chiaramente educato a Oxford on Sarno- commenta le dichiarazioni di un altro leader in prime time televisivo con una pernacchia, in cui la Rai premia con centomila lire (quasi l’ammontare di un abbonamento) il concorrente che sa dire quali siano i tre colori della bandiera italiana (è successo al Quiz Show in attesa di un telegiornale), è forse troppo tardi. E allora, insieme al bravi (e al contributo che invierò), la mia chiosa può essere solo una: per favore, cominciamo da oggi, non da domani. 
Carlo Bassi


28 Novembre 2000 - L'eskimo in redazione
Caro Figaro, sono sbalordito. In via Solferino va ancora di moda l'eskimo. Al "Corriere della Sera" l'orologio della storia si è fermato. Nessun muro è stato mai abbattuto per Raffaele Fiengo. Quando ho letto il comunicato del CdR del "Corriere" su Barbara Palombelli, dove Fiengo and company discutevano l'arrivo della collega (ex) di "Repubblica", ho pensato ad uno scherzo di cattivo gusto. 

Poi, la conferma. Cos'e', il Miculpop? A quanto pare Barbara non dovrebbe scrivere anche se è una brava collega, anche se ha iniziato la professione prima di declinare il cognome in Rutelli e anche se è di provata fede democratica e antifascista. 

Mi risulta tra l'altro che Raffaele Fiengo è quel collega che ha querelato Massimo Fini chiedendogli tre miliardi di danni. La colpa di Fini? Aver sostenuto che "Fiengo sul Corriere non ha mai scritto un solo articolo". Fini ha poi ammesso di aver sbagliato: Fiengo sul "Corriere della Sera" di articoli ne ha scritti 53 in 30 anni

Parte del resto del tempo l'ha dedicato, almeno così posso pensare, a indossare l'eskimo per la rivoluzione e a querelare Massimo Fini.
Shampoo


28 Novembre 2000 - Barbiere becero
Ogni tanto scivolate sul becero. La "cosa" di Mata Hari e' pessima. Cos'e'? Fa ridere?
Filippo Facci
27 Novembre 2000 - Michele mi tira
Lo confesso. Michele Cocuzza mi arrapa e giovedì ho avuto un brivido d’emozione vedendo la sua foto (sfocatina anziché no) sulla copertina di Sette: vincendo la spietata concorrenza di Novella 3000, Eva express e Bolero la corazzata di via Solferino si è aggiudicata l’esclusiva col bello della diretta.

Del Cucuzza conduttore so tutto, ma mi sono sempre chiesta quale sia il segreto dei suoi occhi cerulei (secondo i maligni delle banalissime lenti a contatto colorate); cosa alberghi sotto il capello colpito dal sole (molti giurano che non ci sia assolutamente nulla); perché mai ride con il naso come i cani pechinesi quando si gratta loro la pancia?
In una parola, qual è la vera essenza del cucurbitaceo? Quali sono i suoi drammi interiori? Cosa lacera il suo animo? Quale filosofia ispira la sua esistenza? Qual è insomma il Cucuzza pensiero, la sua weltanschaung? E comincio a leggere.
Nella scelta del vino tutta la malizia del seduttore di rango: Bricco dell’Uccellone. L’estasi dell’intervistatrice è palpabile. 
Il ritmo dell’intervista è vertiginoso, da Bolero di Ravel e dopo avere appreso che Michele è in gessato grigio, cravatta di seta a piccoli pois, occhialini da vista, capelli mechati lunghi sul collo tutti i miei interrogativi hanno una risposta. 
Il nostro eroe ha una quota di narcisismo ma la mette al servizio del lavoro; riceve molte lettere di ammiratrici, non usa maschere di bellezza e non sa cosa siano massaggi e body building, gli piacciono i babà ed è colpito dagli occhi delle donne perché sono lo specchio dell’anima. Unico (beato lui) cruccio della sua vita: perdere i capelli.
L’intervistatrice perde completamente il controllo di se stessa: "un suonatore strimpella Campagnola bella; Cucuzza sorride beato e batte le mani come se fosse Uto Ughi". Complimenti maestro, sei stato promosso capo claque.
Vi risparmio il resto, chi proprio vuol farsi del male può acquistare il Corriere ma non posso fare a meno di chiedermi come nascano queste interviste. 
Mata Hari


27 Novembre 2000 - Come siamo prevedibili
Caro Barbiere, va bene il disincanto, va bene il cinismo, ma come la mettiamo con la schizofrenia? Su Repubblica di qualche giorno fa (ma il discorso, mi pare, vale anche per le altre prestigiose testatone) il titolo d'apertura è: "BRACCIALETTO ANTICRIMINE". Così, grosso grosso e secco secco, della serie "basta la parola". 

Poi però volto pagina e nell'articolo di Claudia Fusani leggo che: 1) il braccialetto è ancora in fase di sperimentazione; 2) anche se si superassero i dubbi sulla sua utilità non sarà applicato prima di marzo 2001; 3) non è certo la misura più importante del pacchetto anticrimine, anzi è stato inserito solo all'ultimo momento, per iniziativa del ministro Bianco, probabilmente ansioso di far vedere che anche lui combatte i malviventi, mica solo Fassino

Addirittura in un divertente colonnino si racconta che gli stessi Amato e Fassino (in Consiglio dei ministri!) hanno fatto amabili battute su Bianco, e probabilmente pensano che 'sta storia del braccialetto sia un po' una cazzata

Ma allora, perché? Perché l'apertura è rigorosamente sul braccialetto? Perché uscire con una prima pagina che subito si fa smentire dalla seconda (e meno male)? Non è un assurdo logico prima ancora che giornalistico? Come è facile immaginare il dialogo in redazione: "Apriamo sul braccialetto"; "Direttò, ma è una mezza cazzata di Bianco"; "Lo so, ma fa effetto..." Cheppalle ragà, come siamo prevedibili... 
Il figlio del farmacista


27 Novembre 2000 - E io sarei amico dei pedofili?
Alle vostre condivisibili parole sulla radiazione di Feltri, mi permetto di aggiungere qualche breve considerazione. 
1) Perché se Feltri viola la legge non dovrebbe essere condannato? Perché io dovrei accettare di essere sottoposto alle iniziative disciplinari dell'Ordine se le stesse regole non dovessero valere per un direttore, solo perché considerato (non da me) "autorevole", o peggio, perché politicamente schierato? 
2) Tutto si può dire di Franco Abruzzo, tranne che si tratti di uno stalinista persecutore dei liberi giornalisti. Come molti sanno, l'Ordine della Lombardia è anzi il più impegnato in un lavoro di trasparenza, rendendo note le proprie decisioni più importanti attraverso il sito Internet e "Tabloid". Chi non nasconde il proprio operato, dimostra di avere anche la tranquillità e la sicurezza necessarie per giudicare in modo sereno e obiettivo. 
3) Trovo profondamente scorretto il titolo di "Libero" che ha annunciato la radiazione di Feltri definendolo una "vittoria dei pedofili". Dunque io, che condivido quella decisione, sarei un alleato dei pedofili? Cosa legittima il dottor Feltri a "demonizzare" (come direbbe un suo amico politico) chi non la pensa come lui? 
Giovanni Graziani
27 Novembre 2000 - Bravo Paolo
Evviva! Paolo Mieli ha vinto il prestigioso premio Grinzane Cavour. Sapete chi c'era nella giuria che gliel'ha assegnato? Ezio Mauro e Marcello Sorgi. Complimenti. 
Das Rasiermesser
24 Novembre 2000 - Il Barbiere arrossice e ringrazia
Grandi, mitici, incommensurabili!!!! Su Feltri e l'ordine avete ragione voi. Ben fatto (e ben scritto, ovvio...). Sono fiero di voi, sinceramente. se non ci foste, bisognerebbe inventarvi. Come sul Il Nuovo.it e sul resto (Mata Hari),avete colto nel segno o quasi (election usa). Vi voglio bene, come "alla famiglia mia"... 
E chi dice che siete un sito di gossip non ha capito un tubo.
Siete un sito di persone intelligenti che riflettono (e fanno riflettere) sul lavoro che fanno. Grazie, grazie di esistere.
e buon lavoro. 
Tersite
24 Novembre 2000 - Caro Barbiere, sono d'accordo
Caro Barbiere, finalmente (dopo un po' di articoli letti) ho trovato due posizioni che mi sento di condividere a proposito del caso-Feltri. Una è quella di Giorgio Bocca, l'altra è la tua. Nel primo caso, mi è piaciuta soprattutto l'immagine di Feltri letta come quella di un professionista talentuoso, ma non rispettoso delle regole: uno che azzarda alla roulette, che però non può mettersi a giocare a tombola.
Nel tuo caso, approvo l'idea di parlarne come di un professionista che ha voluto scatenare un putiferio mirato, quando ci sarebbero anche molte altre realtà su cui far venire giù il mondo, ma che probabilmente paga in modo eccessivo. Esemplare, caro Figaro, il tuo ricordare che le leggi vanno rispettate prima di essere criticate. Insomma, c'è ancora chi sa parlare di vicende controverse e interne alla propria categoria, riconoscendo ragioni e torti e smascherando i tromboni di ogni fazione. Ciao 
Gerry Romano
24 Novembre 2000 - Che bello!!. Ho un lettore
Caro Barbiere, ringrazio pubblicamente il collega o la collega che, a ben sette anni di distanza, ha ricordato oggi un mio (di sicuro non fondamentale) articolo sulle polizze assicurative del calcio. Finalmente anch'io posso dire di avere un affezionato lettore! Auguri 
Paola Bottelli
24 Novembre 2000 - Quando cucino, vi guardo sempre
Vi scrivo dall'allegra redazione di Rimini del Corriere Romagna per farvi i complimenti e dirvi quant'è bello il nuovo disegno del sito e come mi fate passare piacevolmente il tempo quando mi tocca fare cucina eccetera eccetera. 
Però nel pezzo di Figaro "La cupa prigione del nostro disincanto" c'è un errore: "...Non ne possono piu' di come glie li raccontiamo noi. Io credo che non sappiamo farlo nel modo giusto.". Glie li? Scusate la pignoleria, so quanto sono graditi coloro che fanno le pulci ai giornalisti. Ma per una volta lasciatelo fare anche a me. Come disse il ragionier Fantozzi nel prendere l'autobus al volo, "Non l'ho mai fatto, ma l'ho sempre sognato!". Saluti 
Giorgia Gianni
24 Novembre 2000 - Tra Frankenstein e Frankenstin
Vi mando per sfogo copia della mail inviata al Manifesto. È molto sgradevole leggere sul Manifesto articoli come quello di Duiz: già credere che il Como giochi nello stadio di Lecco è perlomeno curioso, come faccia poi a sapere che le piastrelle dei corridoi dello stadio (di Como? di Lecco?) siano ruvide è un bel mistero, visto che non sa nemmeno di che stadio sta parlando. Mescolando cronaca fantasiosa e colore cupo e greve arriva al paragrafo medico sanitario, dove sfoga la sua verve di romanziere con una sfilata di luoghi comuni fra Frankenstein e Frankenstin. 

Medici che penetrano, ematomi a macchia d'olio, luci della ribalta, pardon camera operatoria, cervelli che annegano. la cosa più sgradevole è la trasformazione di Duiz in eminente psicologo (analista transazionale o junghiano?) con il suo ingresso nella psiche del ferrigno e la spiegazione al volgo dei lettori delle motivazioni che stanno alla base (si dice così?) dell'insano gesto. 

La conclusione è sfolgorante: Bertolotti, vittima di un trauma cranico (alla testa....), con emorragia dentro la testa è da Duiz indicato come vittima di una dimensione fuori di testa. Spero che l'estensore della rubrichetta settimanale del Manifesto sulle stupidaggini dei giornalisti sportivi stavolta non si faccia scappare simili perle. Con stima immutata per il giornale, meno per il Duiz.
Vitale


23 Novembre 2000 - Ora capisco quanto mancavate
Buon lavoro amici. Sono giornalista da ventiquattro anni, professionista da 15. Solo adesso capisco quanto mancavate. Continuate cosi', appunto. 
Giovanni Montanari
23 Novembre 2000 - Figaro, ti boccio in inglese
Figaro! 5 meno meno in storia della lingua e letteratura inglese! Nell'intervista a Padellaro hai scritto: "Bella questa. Dopo "L'inverno del nostro scontento" di Steinbeck, "La prigione del nostro disincanto" di Antonio Padellaro. Ci faccio il titolo. 
Vedi un po' tu chi ha "lanciato" l'espressione (circa 350 anni prima di John Steinbeck): è stato uno detto "Guglielmo Scuotilancia" (la e in più nel cognome è caduta con l'uso della lancia suddetta...) William Shakespeare: KING RICHARD III, atto primo, scena prima 1 
"London. A street. [Enter GLOUCESTER, solus] 
GLOUCESTER
"Now is THE WINTER OF OUR DISCONTENT Made glorious summer by this sun of York; And all the clouds that lour'd upon our house In the deep bosom of the ocean buried. Now are our brows bound with victorious wreaths...." 
Se non ci credi, verifica su www.shakespeare.com Il sito ha un fantastico motore di ricerca che consente di analizzare tutte le opere in lingua originale! Questo per dirti che nemmeno io sono un anglista così perfetto! A proposito, bella la nuova impaginazione! Congratulations! Yours faithfully, 
Zioproto

Grazie per la precisazione. E' vero viene prima Shakespeare e poi Steinbeck, ma a me e' venuto in mente prima Steinbeck e poi Shakespeare. Come dicevo nel cappello dell'intervista a Padellaro, nessuno e' perfetto.
F.


23 Novembre 2000 - Ti uccido senza colpo ferire
Usando un’abusata e stucchevole frase fatta della nostra professione il mio lead è che ci sono cose delle quali mai vorrei parlare e men che meno scrivere: la fame nel mondo, l’Aids, la pedofilia, Paolo Brosio.
Ma a volte si è tentati ed io, come Oscar Wilde, a tutto resisto tranne che alle tentazioni, soprattutto quando mi trovo davanti ad un genio della comicità, un uomo capace di trasformare la tragedia in pochade. Chi è? Andate avanti e lo saprete.
Altro luogo comune (giuro che da oggi in poi non ne abuserò più): le cinque W con le quali ogni capo redattore che si rispetti si è sentito in dovere di romperci i coglioni la prima volta che abbiamo messo piede in una redazione. 
Chi? Sergio Billè. Dove? Porta a porta. Quando? Lunedì sera. Come e perché? Solo lui e dio lo sanno.
Bruno Vespa, democristianamente attento a pesi e contrappesi, ha invitato per compensazione ponderale l’anoressico guardasigilli Piero Fassino e il pasciuto presidente della Confcommercio Sergio Billè. Argomento la brutale uccisione del gioielliere di Brescia.
Tema tragico ma Billè, nella foga del discorso e con tutta l’irruenza della sua sicilianità (nessuna offesa per gli isolani, sono siciliana anch’io) per descrivere la crudeltà di questi feroci criminali se ne esce con questa frase (testuale): "Ci troviamo di fronte a gente spietata che non esista a sparare e uccidere senza colpo ferire".
Nemmeno il miglior Totò avrebbe saputo trovare di meglio. 
Mata Hari
23 Novembre 2000 - Diffida alla redazione del Barbiere
Approfitto per ringraziare Di Giovanni; dopo i diamanti i complimenti sono la cosa che preferisco. A dare la mia e-mail non solo non ci penso proprio ma diffido la redazione del Barbiere a farlo. Per rappresaglia mi presenterei in redazione non in minigonna ma completamente nuda, tenendo nella mano destra cinque paia di mutande di Fabrizio Del Noce e nella sinistra dieci copie di Una mela al giorno… di Anadela Serra Visconti. Redazione avvisata…
Mata Hari
23 Novembre 2000 - Che fine ha fatto Ragazzo Spazzola?
Caro Barbiere, che fine ha fatto "ragazzo spazzola" ? Non trovo più i suoi "brillantissimi" commenti. Così pure, ho smarrito una rubrica: PEDICURE. Nella nuova impaginazione "web", evidentemente, non trovo la strada giusta. Potresti intervenire ? Colgo l'occasione per esprimere la mia più viva simpatia al Barbiere, a Figaro e a tutti coloro che collaborano. Se posso esserti utile.... Fammelo sapere!! 
Brillantina

Ragazzo Spazzola sta benissimo e lotta insieme a noi. Lo trovi come sempre nel Barbiere dello Sport.
Bds


23 Novembre 2000 - E Franco Guarnero?
Non entro nel merito della radiazione di Vittorio Feltri dall'Ordine per la vicenda Libero/pedofili. Vorrei soltanto che qualcuno (l'Ordine stesso? Un avvocato? Un giudice?) rispondesse a questa domanda: per quale motivo non sono stati presi provvedimenti nei confronti di Franco Guarnero, direttore responsabile di Libero? E ancora: è cambiata forse la legge che attribuisce al direttore responsabile il reato di "omesso controllo" ? In nome di cosa è stato condannato Feltri? Come autore dell'articolo? Vi prego, qualcuno risponda. Vorrei risvegliarmi e uscire da questo incubo. 
Gambadilegno
23 Novembre 2000 - E Franco Guarnero / 2
Sono Andrea Cauti, giornalista professionista del Lazio e vostro vecchio amico. Vorrei rivolgervi una domanda sul caso-Feltri. Chi scrive non ama e non ha mai amato il suo modo di fare giornalismo e la sua scarsa cultura né il suo arrivismo, ma la sua radiazione mi pare quanto meno bizzarra. 

E' chiaro a tutti che Feltri è il padre-padrone di Libero, ma non dovrebbe essere così a livello burocratico. Il direttore del giornale è un certo Franco Guarnero, pubblicista di Torino. Lui si becca le querele e lui dovrebbe beccarsi, a rigor di logica, la radiazione dall'albo (dei pubblicisti, nel suo caso). Feltri è solo l'editore e fa parte, ufficialmente, del collegio direttivo che dovrebbe dipendere da Guarnero. Siamo tutti d'accordo che è solo una trovata furba del buon Vittorio, come quella di scrivere in piccolo Opinioni Nuove e prendere così i soldi destinati all'ex partito neomonarchico il cui giornale "Libero quotidiano opinioni nuove" è esistito fino ad aprile, ma come può un Ordine malconcio parlare di moralità e di rigore giornalistico? Fatemi sapere qualcosa, grazie. 
Andrea Cauti


23 Novembre 2000 - Vi manderei un sacco di soldi
Sarebbe davvero meglio abolire l'ordine, la corporazione, i giornali e i giornalisti che contano o hanno contato. Non per le angherie subite da Vittorio Feltri che, indifeso e puro come un agnello, subisce la tirannia del consiglio di Milano, ma per la spalla in prima pagina della cronaca romana di Repubblica. Piove, ci sono un sacco di ingorghi in città e le strade si allagano. quaranta righe di allucinazione a firma Costanza Calabrese. Complimenti a tutti. Io mi vergogno (mi spiace per chi vive altrove e si perde certe lezioni di giornalismo che invitano a fare altro nella vita). A parte questo i miei complimenti, vi mandrei un sacco di soldi se non fosse scaduto anche il tempo del sussidio di disoccupazione. A presto. Giovanna
21 novembre 2000 - Rilettera aperta a Francesco Caltagirone
Caro Barbiere, concedimi ancora un po' di ospitalità, ma con un pizzico di presunzione credo che la lettera aperta che ho scritto tramite te a Franco Caltagirone ha avuto un primo, piccolo effetto. Oggi, lunedì 20 novembre, per la prima volta dopo sei mesi il direttore Paolo Graldi ha convocato il comitato di redazione per cominciare ad affrontare i problemi del Messaggero. E già venerdì scorso c'era stato un altro piccolissimo segnale di disponibilità ad una nuova fase di relazioni sindacali, con la comunicazione al cdr della apertura di una redazione provinciale a Pesaro, con tre assunzioni e un trasferimento. 

La novità di venerdì stava nel fatto che stavolta la comunicazione di una nuova iniziativa avveniva nei tempi e, soprattutto, che il direttore, a proposito del trasferimento, annunciava che sarebbe avvenuto con il consenso del redattore designato. Un bel passo avanti se si considera che a luglio a Umberto La Rocca e Fabio Morabito furono consegnate le lettere di trasferimento senza preventiva consultazione. E che oggi i colleghi devono sopportare cause di lavoro per avere riconosciute le loro ragioni. Ma stamattina il confronto di un'ora e un quarto tra il direttore e il cdr è andato anche un po' oltre. 

Non che si siano raggiunti chissà quali risultati, anzi su molti fronti Graldi ha fatto muro, ma il cdr ha potuto rappresentare per la prima volta al direttore (ed era presente anche il vicedirettore Carezzano) il clima pesantissimo che si vive in redazione, uno stato d'animo che rasenta la depressione e che ci fa lavorare tutti male. Graldi ha detto che a lui il disagio dei giornalisti non risulta, che lui ci vede tutti felici e contenti. Certo, non poteva rispondere diversamente, se avesse ammesso avrebbe dovuto fare mea culpa. Ma, poichè è anche probabile che i suoi più stretti collaboratori non abbiano avuto il coraggio in questi mesi di riferirgli esattamente quanto si diceva in assemblea, o magari abbiano preferito edulcorargli la pillola, crediamogli

La cosa importante però è l'incontro in sè. E questo vuol dire che Franco Caltagirone ci sta lentamente tendendo una mano. Non chiedermi come sono venuto a saperlo, ma so che ha letto- sia pure in ritardo- la lettera aperta che gli ho scritto e anche tutte le altre cose che tu gentilmente hai riportato sul Messaggero. Qualcuno alla fine gliele ha stampate. Vorrei quindi, se me lo concedi (giuro che d'ora in poi non ti scoccio più e non ti rubo più spazio) rivolgere due ultimi appelli: il primo ancora a Franco Caltagirone, l'altro ai miei colleghi. 

1) Caro Presidente, grazie. Ci stavamo quasi convincendo di essere degli appestati perchè ovunque nel nostro bellissimo palazzo di via del Tritone trovavamo porte chiuse. Lei non ci riceveva, Graldi nemmeno ci parlava, per ogni posto buono che si liberava il direttore preferiva assumere da fuori. So che lei si ritiene offeso per la sciopero che abbiamo fatto il 22 giugno, proprio il giorno della presentazione della quotazione della Caltagirone Editore. Quello sciopero per lei equivale a una pugnalata, ma cinque mesi dopo diciamoci con franchezza tutta la verità:erano cinque settimane che cercavamo disperatamente una risposta, una qualsiasi, al problema Caltanet. Il nostro orgoglio era stato ferito perchè senza alcuna comunicazione un brutto giorno di maggio il sito internet del Messaggero sparì d'improvviso, inglobato nel nascente Caltanet

Comprendendo le ragioni della decisione dell'azienda, noi volevamo solo sapere quando il nostro sito sarebbe tornato autonomo e magari migliorato, visto che Il Messaggero è l'unico giornale italiano ad avere nel proprio sito null'altro che l'edizione del giorno. Niente approfondimenti, niente notizie in tempo quasi reale, nessuna sezione specifica. Era troppo? Era, è, sfacciato chiedere al proprio editore di potenziare i nostri strumenti? Oh, certo, durante le assemblee i toni spesso si alzano, si dicono cose spiacevoli, ma sono chiacchiere; i giornalisti sono abituati (devono farlo per mestiere) a discutere, a non rassegnarsi. 

Quando non riusciamo ad ottenere un'intervista, noi ci arrabbiamo con gli uffici stampa, i portavoce, con i ministri in persona che magari ce l'avevano promessa e poi ci dicono che si sono già impegnati con un altro giornale. Che succederebbe se ci arrendessimo alla prima difficoltà quando svolgiamo il nostro lavoro? E allora: si litiga, si discute, si lanciano accuse, ma poi- e questo succede in ogni giornale del mondo- l'attaccamento alla testata prevale, e mai i nostri risentimenti sindacali hanno riflessi sul "prodotto". Tra lei e noi ci sono state molte incomprensioni. Ma noi amiamo il nostro giornale e perciò torno a chiederle: metta fine a questo annus horribilis, solo lei può farlo. 

2) Cari colleghi, niente ipocrisie. Non abbiamo paura di dire a noi stessi la verità. Oggi in assemblea alcuni si sono lamentati delle continue notizie che escono su siti internet e giornali specializzati. E' vero si parla molto di noi ultimamente, ma non dite, quasi con disprezzo, che quelle notizie sono solo "gossip". Siete giornalisti e sapete che, a parte lievi tocchi di fantasia in certe cronache che ci riguardano, il dibattito sulle nostre vicende riflette la realtà del Messaggero in questo periodo. Non dite, nascondendo la testa sotto la sabbia, che se in un anno se ne vanno dodici persone (e la maggior parte erano capiredattori) è solo questione di mercato, che i colleghi che ci hanno lasciato hanno semplicemente avuto offerte migliori. Lo sappiamo tutti che non è vero, che se ne stanno andando i migliori. E che quelli che se ne sono andati avevano la morte nel cuore. Una scelta? Obbligata. 

Qualcuno in tutta coscienza può dire che chi ha dovuto addirittura cambiare città lo ha fatto a cuor leggero? Che i giovani che da noi erano prime firme sono contenti di rimettersi umilmente in fila? Che chi ha fatto vent'anni di Messaggero, e ora deve ricominciare, se ne sia andato contento? Qualcuno può dire, guardando negli occhi i propri figli, che certe assenze non si sentono nella fattura quotidiana del giornale? Cari colleghi, se ci nascondiamo la verità ( e la nascondiamo al direttore e all'editore) non risolveremo i nostri problemi. Non ci presentiamo più realisti del re. Oltretutto quando il re ci tende la mano. Grazie a tutti, e a te Barbiere un grazie di cuore
Maximo


Prego. E' il dovere del Barbiere. Certo, se qualcuno ci pagasse almeno i francobolli di queste lettere aperte...Anzi, sapete che vi diaciamo cari amici del Messaggero? Noi siamo stati, e siamo tutt'ora, felici di aiutarvi (come facciamo per tutti coloro che ci chiedono una mano). E voi non sareste felici di sostenere la bottega con una bella colletta interna a via del Tritone? Non e' una buona idea?
Bds
21 novembre 2000 - Mata Hari, sei la fine del mondo
Leggiamo molto divertiti (siamo un gruppo di colleghi e colleghe) quanto scrive quella simpatica canaglia di Mata Hari. Ma è così top secret la sua identità? Vi facciamo una proposta: pubblicate questa nostra con l'indirizzo e mail; sarà poi lei a decidere se contattarci o meno. Siamo veramente curiosi e vorremmo sapere, se non il nome, almeno dove scrive, e come fa ad essere così velenosetta restando divertente. 
Luigi Di Giovanni e altri
Effettivamente Mata Hari e' proprio brava ma ora non fatele montare la testa senno' si presenta in redazione in minigonna. Comunque, le chiederemo il permesso di aggiungere, in calce ai suo brillanti commenti, un indirizzo email.

Bds
20 Novembre 2000 - Parliamo ancora della revolving door
Alla faccia delle revolving doors! Lo so, se ne è già parlato in un editoriale di Rosina di giugno poi il tutto non ha avuto seguito. Si sa, il caldo e la bella stagione fanno perdonare certi peccatucci, ma con l'autunno è bene ritirar fuori certe carognate. Dunque, il buon Badaloni dopo aver servito la Patria (alla Regione), torna al suo incarico, anzi è corrispondente, anzi inviato, insomma gli tengono il posto al caldo e lo promuovono pure.
Analoga fine (lieta) ha fatto Del Noce. Dagli scranni della politica al rientro nel caldo ventre di MammaRai, conduce LineaVerde, coi suoi vestiti di Caraceni, arrivando nei casali in Ferrari. Per la par condicio , anche se sempre di casa Rai si tratta, due ex politici di opposti schieramenti tornano al calduccio delle loro testate. Anche se con qualche mesata di ritardo, chi vuol pensar male direbbe che così la faccenda è stata fatta un po' decantare, chi vuol pensar bene non sa cosa pensare. 
Si dirà: ma è la legge che lo consente, anzi è pur giusto che chi serve la Patria abbia il posto di lavoro conservato. Giustissimo, fatto sta che non stiamo parlando di impiegatucci ed operai, per il quale il ritorno al lavoro è vita, ma di giornalisti già pluripagati che tornano alla loro postazione anche con la promozione. Alla faccia di chi magari si è fatto il mazzo come precario in redazione per tanti anni e si vede questi che tornano al calduccio. 
Pasciuti di stipendi da parlamentari e, non scordiamocelo, con una pensione da parlamentare già maturata (basta una legislatura, ma vi prego smentitemi). E' giusto che taluni giornalisti abbiano questo privilegio (che è un diritto sacrosanto, lo ripeto, negli altri casi)? Non è un po' troppo? Non bisognerebbe almeno riassumerli con una qualifica inferiore a prima? E con che coraggio Badaloni potrà ritenersi imparziale nel fare una intervista, poniamo, a Rutelli, o Del Noce a Berlusconi (la vedo difficile tra i casali, ma meglio prepararsi al peggio)? Quello che la legge sancisce, il buon gusto, l'etica professionale (?) e un minimo di moralismo dovrebbe proibirlo. 

Che qualcuno vada con un microfono sotto il naso di Del Noce e Badaloni e gli chieda:"ma ti sembra giusto? Ma non ti vergogni per chi aspetta di essere assunto, sottopagato, da una vita? Ma non potevi elegantemente dimetterti e farti riassumere da un altra testata con un sotterfugio, salvando almeno la faccia?" Ma evidentemente la faccia è già persa da tempo, avendo assunto una forma sferica confondibile con meno nobili parti del corpo umano. 
Harry


20 Novembre 2000 - Il Corriere piu' cosa?
Buongiorno, ho 28 anni ed essendo affascinato dal mondo del giornalismo, La disturbo per chiederLe un consiglio. Ho deciso di comprare tutti i giorni il Corriere della Sera, perchè mi sembra il giornale più completo + un altro giornale, ogni giorno diverso. In questo modo posso fare un confronto fra due giornali diversi, avendo un'informazione più completa, cercando di spendere il meno possibile. 

Innanzitutto devo scegliere una "lista" di quotidiani da far ruotare. Mi consigli Lei. Il problema ora è : qual è il giorno giusto per comperare i giornali? Mi spiego meglio facendo un esempio. Diciamo che la domenica io voglia comprare il Corsera + un altro quotidiano. Come faccio a sapere qual è il quotidiano più appropriato, da affiancare al Corsera, per la domenica? Che ne so, magari la domenica è interessante il Sole24Ore per l'inserto "Domenica", mentre in un altro giorno sullo stesso giornale, non c'è niente di particolare. E così per gli altri giorni. Non so se mi capisce. 

Ho fatto l'esempio del Sole perchè ogni tanto mio padre lo comprava. In sostanza dovrei trovare, con il Suo gentile aiuto, per ogni giorno il giornale più adatto. Io non essendo giornalista e non conoscendo i giornali, non riesco a mettere in pratica questo discorso. Vuole essere così gentile da aiutarmi? Mi rivolgo a Lei perchè La stimo e per la Sua esperienza. Nella speranza di ricevere presto la Sua risposta, La ringrazio di tutto, mi scuso per il disturbo e La saluto caramente. 
Mario Panico (Biella)

Qualcuno vuole rispondere a questo ragazzo in cerca di una bussola?
Bds


20 Novembre 2000 - Voglio fare il giornalista
Ciao sono Riccardo , un ragioniere di 22 anni che nonostante gli studi fatti ha il sogno di fare il giornalista. Attualmente sto lavorando in banca ma non riesco più a resisterci e voglio andarmene (odio quel mestiere); io amo le materie letterarie e la mia grande libidine é scrivere. Attualmente ho iniziato il contatto con una radio della mia città per seguire il calcio locale. Mi potete dare qualche consiglio per cercare di realizzare il mio sogno? La vita é una sola e bisogna essere capaci di rischiare avendo presente che cosa si vuole. 
Riccardo
20 Novembre 2000 - Due pesi, due coccodrilli
Caro Barbiere, vabbé, dopo i soliti complimenti, ti segnalo una semplice curiosità rassegnata durante il solito girovagare fra i siti dei nostri amati giornali nel giorno del suicidio di Edoardo Agnelli. Piccola differenza (sostanziale, direi) fra i coccodrilli riservati allo sfortunato Edo di due testate distanti politicamente e stilisticamente: Repubblica e Carlino / Nazione / Giorno. Vi ricordate la tossica dis-avventura di Agnelli (no, non del vecchio, ma di suo figlio Edo) in Kenya degli anni ottanta? 

L'ormai suicida venne trovato in possesso di un certo quantitativo di droga. La vicenda giudiziaria (così come capita a tutti i ragazzi figli di nessuno) venne chiusa rapidamente e il giovane tornò sano (?) e salvo a Torino. Vabbé, cose che capitano. Ma la questione è: quanta roba si portava dietro Edoardo Agnelli? Secondo il resoconto pubblicato tempestivamente sul sito di Repubblica il primogenito dell'Avvocato aveva nientepopodimenoche 300 grammi di polvere bianca... cioé 3 etti. Leggermente... anzi no, pesantemente diversa la versione fornita dai 'ragazzi' di A.Riffeser: in Kenya, secondo l'accusa, E.Agnelli si trascinava dietro (forse dentro uno zainetto) ben 3 milligrammi di eroina, dicasi 3, dicasi milligrammi. Di chi è il...re-fuso? Oppure solo due pesi due misure? Saluti e cordoglio 
Snif Snif 


Caro Snif Snif, pubblichiamo, come sempre, la tua lettera anche se, per la verita' la questione non ci sembra molto rilevante. Soprattutto davanti alla sciagura di un ragazzo (anzi un uomo) che pur avendo tutto non ha avuto la cosa piu' importante della vita. Quel po' di felicita' che permette a tutti di andare avanti con un raggio di luce negli occhi.
Bds
18 Novembre 2000 - Figaro, tu mi stupisci
Caro Barbiere, tu mi stupisci (quasi) sempre. Dici che Riccardo Cristiano è tornato a ronzare in quel di Gerusalemme. Sei sicuro di quello che dici? Guarda che la notizia è proprio grossa. Tu hai assunto una posizione "garantista" verso cristiano. Molti di noi l'hanno condivisa ,altri l'hanno -legittimamente-criticata. Abbiamo difeso un collega - che ha scritto delle cose inammissibili - da una aggressione di Mediaset che lo stesso Enrico Mentana ,adesso, deve ammettere essere una nuova puntata della guerra per bande con la Rai.(le interviste di Piersilvio Berlusconi sulla Stampa del 16 .11 e di Roberto Zaccaria su Sette la dicono lunga in proposito). Però Riccardo Cristiano che torna, ineffabile, sul luogo del delitto è troppo anche per dei garantisti come noi. La Rai smentisce di voler aprire a Ramallah, non parla del ritorno di Cristiano a Gerusalemme: c'hai preso anche stavolta?! 
Ludovica
18 Novembre 2000 - Figaro, che gaffe!
Caro Figaro, che tu sia di sinistra - gratta gratta - si capisce bene e io, nello specifico, della cosa mi compiaccio (si è rimasti in pochi, a dirlo, oltre che esserlo, di sinistra, di questi tempi...), epperò nel tuo ultimo editoriale dal titolo "Bipartisan ci sarà lei, caro signore", incorri in un piccolo infortunio che a me - che "politically correct" sono fiero di non essere - mi causa comunque un forte turbamento. 
Definisci, infatti, Al Gore "una versione sovrappeso di Cristopher Reeve, l'indimenticabile interprete di Superman". Putroppo, il buon Reeve è, da anni, "costretto", si direbbe in gergo, su una sedia a rotelle, causa un incidente (cadde da cavallo) che non gli fece perdere la vita, ma che ne stroncò la carriera e che, cosa ben più grave, ne fece, da allora, una sorta di handicappato fisico e mentale, solo recentemente in via di qualche guarigione, guarigione che in ogni caso non gli restituirà mai l'uso delle gambe.

Ora, stante il fatto che paralitici non ci si augura che diventi nessuno (sarà il mio fondo da cattolico-romano, più che da liberal-d'oltreoceano), usare la vecchia e consumata immagine del bambolotto Superman per sfottere Gore, mi sembra fuori bersaglio, oltre che di cattivo gusto. Se proprio vuoi un suggerimento, dal punto di vista cinematografico, potresti dire che tra "Scemo e più Scemo" stiamo ancora aspettando di sapere chi vince, assodato il fatto che se vince "Scemo" le truppe Usa-Nato-Ue (più o meno la stessa cosa) troveranno qualche altra piccola e sconosciuta parte del mondo da bombardare a tappeto (nobile tradizione "democrat"), mentre se vince "Più Scemo", i pensionati, i neri e i poveri degli Stati Uniti d'America saranno messi ben peggio di adesso (vecchio leit motif "republican").
Un tuo attento lettore

Ps. D'Alema, inaugurando il suo corso "La politica, perché", della "sua" Fondazione Italiani/Europei, ha detto, citando Sun Tzu: "Gli eserciti devono essere disciplinati". Sono d'accordo. Vinciamo la guerra, poi penseremo a regolare i conti in sospeso. 


18 Novembre 2000 - Ma io quanto valgo?
Sono un giornalista regolarmente iscritto all'albo e lavoro come responsabile comunicazione e pr per una azienda brianzola del legno. Ho uno stipendio di 2.300.000 nette al mese, senza alcun altro benefit. Dopo lunghissime ed estenunati richieste ho avuto un aumento di 140.000 lire lorde al mese (91.000 nette circa). Il principale ha deciso di far preparare un calendario un po' speciale per il 2001, sulla falsa riga di quelli più in voga (Pirelli, Panorama, ecc.). Costo del fotografo a giornata lire 1.800.000 nette; costo della truccatrice per le modelle lire 1.400.000 nette al giorno; non si hanno notizie del costo a giornata di ciascuna modella (non note, ma giovani e carine) che ha trattato direttamente con la direzione. 
No comment
17 Novembre 2000 - Caro Diario, quel "non so" sono io
Caro Barbiere della Sera, avevo letto da un pezzo la rasoiata che il Barbiere aveva dedicato al settimanale "Diario" ("Diario perde pezzi"), ma solo oggi leggo che il collega e amico Gianni Barbacetto, bella penna di quel giornale, sostiene che non è affatto vero che Diario "perde pezzi", visto che - dei quattro giornalisti che se ne sono andati - tre sono passati alla tv (Natasha Lusenti, Alberto Ferrigolo, Carla Chelo) "e uno non so". 

Il "non so" di Barbacetto sono, immodestamente, io, Ettore Colombo, passato - nel corso di un anno difficile e complicato - dal settimanale "Diario" al quotidiano "OG", che ha chiuso di sua sponte dopo neanche un mese, a un altro quotidiano, "Libero", da cui me ne sono andato mea sponte dopo un altro mese, e ora "sbarcato" su Internet, dove collaboro (felice) con diverse testate giornalistiche.

L'unico posto da cui non me ne sono andato mea sponte, ma invogliato da una chiara politica di ridimensionamento aziendale (i giornalisti erano 15 e ora sono sette, i grafici erano quattro e ora sono due, la sede redazionale di Roma non c'è più), legittima quanto si vuole, ma che ha lasciato il segno dentro una - bellissima - esperienza, è stato, appunto, "Diario". Che è un gran bel giornale, dove ho imparato molto - soprattutto dal suo direttore, un giornalista che stimo moltissimo, Enrico Deaglio - anche a non fare cose tipo scrivere al "Barbiere della Sera" ogni volta che ti cita (lo faccio solo ora, un po' stufo di vedermi sempre citato da... terzi). 

"Diario" ha passato, putroppo, momenti esaltanti e fasi di crisi, nel corso della sua storia, che ho seguito prima come fedele lettore e poi, per due anni, in qualità di redattore ordinario e membro del cdr, fasi che, leggo oggi, e per fortuna, ha superato. Ne sono felice, soprattutto per alcuni amici e colleghi bravissimi che lì lavorano. Ora "Diario" è sbarcato nel gran mondo di Internet e vuole occuparsi di elezioni e grande politica, temi che ho sempre seguito con passione (se anche con bravura, invece, non spetta a me dire), sia ai tempi di "Diario", che prima, che poi.

Benvenuto, dunque, "caro Diario", tra i tifosi, un pò malati, del gioco della politica, che a volte ricorda "il libero mercato" e a volte, invece, non gli assomiglia affatto.
Ettore Colombo

Ps. La frase di Marylin Monroe, pronunciata nei confronti di Laurence Olivier nel film "The prince and the show girl", "Il principe e la ballerina" («Le elezioni sono uno spasso, non si sa mai chi vincerà») forse viene citata un po' impropriamente, dato che - in quel caso - era riferita al fatto che "il principe" governava su un regno. Di conseguenza, la grande Marylin paragonava, ironicamente, la "sua" democrazia a stelle e strisce a una fantomatica "monarchia balcanica", dove nessuno - allora - votava mai. Il film era ambientato nel lontano 1912. Nel 2000, invece, sembra proprio che "i balcanici" risiedano tutti in alcune ridenti contee della Florida... 


17 Novembre 2000 - Rtl regioni manda a casa il personale
Cari colleghi del Barbiere della sera, vi scriviamo dalla redazione di Rtl Torino, una delle 10 sedi regionali collegate a Rtl 102.5 chiuse in questi giorni. Con voi vorremmo condividere l'amarezza e l'indignazione di questo momento: da oggi 4 giornalisti, 2 speaker e 3 tecnici sono senza lavoro a Torino, e sono decine in tutta Italia. 

Da fine dicembre questa situazione coinvolgerà altri 17 collaboratori, 2 giornalisti e 3 tecnici, per non parlare del resto d'Italia, da Milano a Palermo. Come spesso succede, chi lavora quotidianamente è fuori dai giochi e dalle "beghe legali" che scatenano queste situazioni. Dopo varie rassicurazioni, la situazione è crollata in questi ultimi due giorni. A voi segnaliamo la situazione. Di seguito c'è il comunicato che abbiamo diffuso tra i mezzi di informazione, dovrebbe chiarire il problema. 
Redazione di Rtl Torino numero verde 800900822


17 Novembre 2000 - A quale lobby devo iscrivermi?
Caro Barbiere,ti allego una nota che ho inviato lo scorso settembre al presidente della FNSI, tramite il relativo sito. Non ho ancora avuto una riposta. Domanda: per quale ragione allora creano il sito sottolineando che si preoccupano molto per la categoria. Mi sarebbe bastato un "ho letto il messaggio".Grazie, 
D.L.

Ecco il testo:
Al presidente della FNSI
Sono un giornalista pubblicista di 31 anni, coniugato. Ho iniziato la carriera giornalistica in Sicilia, per poi trasferirmi a Milano. Ho maturato significative esperienze nella radio, in televisione, nella carta stampata, negli uffici stampa e, infine, in testate on line. 

La passione per questo mestiere mi ha portato a sacrificare gli studi universitari, ad essere operativo 24 ore su 24. Nonostante ciò non ho mai avuto un contratto giornalistico (solo consulenze e collaborazioni). Non ho mai avuto la possibilità di sostenere gli esami di stato per diventare professionista in maniera pulita. Non mi sento tutelato dall'ordine e dal sindacato, pur credendo molto in questi Enti. Le persone cui dovrei rivolgermi (prima in Sicilia, ora nella padanissima Milano), spesso la sera vanno a cena con i direttori che sfruttano il sottoscritto e migliaia di altri colleghi. Tutto questo mentre cresce la potentissima lobby delle scuole di giornalismo (che adesso ha deciso di concentrarsi sul mondo universitario). 

Senza contare i figli di papà o i soliti "fortunati", che la mattina si svegliano con l'idea di fare i giornalisti, diventano professionisti alla velocità della luce e firmano subito in testate importanti. E' una vecchia storia, ma la situazione non sembra migliorare. Cosa devo fare per fare valere i miei diritti, per ottenere il giusto riconoscimento per questa professione che con amore e impegno svolgo dagli inizi degli anni Novanta? A quale lobby devo iscrivermi?
DL


17 Novembre 2000 - Per la precisione...
Cari barbieri vi comunico che Shatsu si scrive SHIATSU. Tanto vi dovevo.
Mumon Vitale

Ok, correggiamo.
Bds


16 Novembre 2000 - Diario non perde pezzi
Caro Barbiere leggo solo ora, con colpevole ritardo, che «Enrico Deaglio continua a perdere pezzi». Vi è scappato di mano il rasoio? Mettere insieme i nomi di quattro colleghi che, in quattro anni, sono andati da "Diario" verso altre esperienze (tre ora lavorano per la tv, uno non so) significa forse dimostrare che «Deaglio perde pezzi»? Non è poi tanto strano cambiare giornale. Forse che «perdono i pezzi» il "Mondo" o "la Repubblica" o cento altre testate da cui molti giornalisti sono partiti? Noi, intanto, di «pezzi» ne aggiungiamo: nuovi collaboratori sono arrivati, un nuovo assunto c'è già (Giacomo Papi, che si occupa del nostro sito internet), qualche altro arriverà; e dal 17 novembre insieme a «Diario» sarà in edicola «Diario delle elezioni», nuovo giornalone che sotto la testata ha scritto: «Le elezioni sono uno spasso, non si sa mai chi vincerà» (Marylin Monroe, "Il principe e la ballerina", 1957). 
Gianni Barbacetto
16 Novembre 2000 - Uno Specchio al contrario
Caro Barbiere, glielo dici tu a Specchio della Stampa di dare una aggiustatina all'archivio fotografico? Nel numero precedente in un'intervista di Elkann all'ambasciatore Salleo era stata messa la foto del senatore di FI Marcello Pera, in questo numero il povero Pera, pure lui intervistato, si è visto effigiato con la faccia di Salleo.Uno strano Specchio: rimanda altre immagini. 
Il verificatore
16 Novembre 2000 - Quando ce vo' ce vo'
Carissimi della bottega, solo due righe ma quanto ce vò.... Le presentazioni delle trimestrali di tanti dei nostri editori presentano conti in nero o almeno in rosa. Caltagirone ha un utile consolidato di 47 miliardi, Riffeser e la sua Monrif si cucca 26,4 mld di utile con un incremento del 570% rispetto al 99, Mediaset cresce del 26%... può bastare o serve continuare? Insomma piangono miseria quanto c'è da rifare il contratto, picchiano i pugni perchè i giornalisti costano troppo, non assumono mai a contratto perchè nongli conviene, però continuano a far soldi. E allora ben vengano gli scioperi così faranno uscire giornali conditi solo di pubblicità. E vedremo chi lo comprerà.
Il gipeto
15 Novembre 2000 - Pezzi o pubblicita'?
La domanda, o meglio le domande, mi girano in testa da tempo. Come vanno considerati quei servizi, o finestre, che annunciano i programmi della rete a chiusura del telegiornale? Come devono essere valutati quei "pezzi" che presentano le fiction, i film per la tv e le altre produzioni della rete? Sono veramente servizi giornalistici? Si tratta di redazionali? O più semplicemente sono spudorate marchette? 

E che dire di quegli ammiccamenti da presentatrice che molti conduttori fanno in chiusura di Tg per segnalare le offerte della serata, mentre rassettano la scrivania raccogliendo i testi dei servizi? Scrivo oggi perchè durante il TgUno delle 13,30 mi sono sorbettato una lunga presentazione del film Tv su Padre Pio. Film prodotto dalla Rai. Mandato in onda dalla Rai. E incensato dal Telegiornale della Rai, proprio nel giorno della messa in onda. Ovviamente questo è solo uno dei tantissimi casi. 

Sempre nello stesso Tg ho anche "gustato" il servizio su Domenica In o come si chiama oggi il programma domenicale della prima rete. Ma davvero quello è un servizio giornalistico? Ma via... E' pubblicità sfacciata. Talmente sfacciata che non suscita nemmeno il più modesto risentimento. Nulla dal sindacato, dall'ordine e dalle associazioni dei consumatori. Posso capire i servizi sul festival di Sanremo, se non servono al semplice traino dell'audience. Ma questi servizi-spot mi sembrano veramente eccessivi.
Alberto Sisto


15 Novembre 2000 - E disoccupati dove li mettiamo?
Caro Barbiere, che ne sarà dei sempre più numerosi disoccupati? Non è possibile - e scusa lo sfogo - che nessuno si occupi di questo reale problema della nostra categoria. L'ultima del Corriere della Sera ne è la prova evidente: a parte la scelta obbligata di alcuni colleghi (causa o precariato), gli altri sono stati portati via da altri quotidiani, senza guardare minimamente alla lista dei disoccupati. Credo che la Federazione della Stampa, l'Ordine, i Sindacati, noi tutti insomma dovremmo impegnarci ed occuparci di più del problema.

Il numero aumenta, come le scuole per diventare giornalisti (altra piaga!!!). Insomma, chi è fuori dal giro non ha via di scampo, o comunque deve basarsi solo su colpi di fortuna. Non è possibile pensare che sotto i 40 anni ti devi sentire fuori dai giochi senza poter fare assolutamente nulla; non è possibile che non ci sia ricambio nei giornali e nelle testate televisive; non è possibile pensare (e le mi esperienze di lavoro lo possono confermare: a l'Unita' ne ho viste di tutti i colori!) che in una struttura giornalistica si continui a mantenere sicuro il posto a colleghi che lavorano pochissimo e godono di un miliardo di vantaggi tra qualifica e stipendio.

Purtroppo la realtà dice che la questione disoccupati viene a galla solo quando il problema ti tocca da vicino. Quando hai il tuo bell' "articolo uno" non ti guardi intorno e pensi solo al tuo orticello (mea culpa: questo è valso anche per me a suo tempo e me ne rammarico!) senza pensare invece che il rischio è in agguato e il baratro (e non sto esagerando), se ti gira la fortuna, e lì ad un passo. 
Maurizio Colantoni 
giornalista professionista


15 Novembre 2000 - 
Ancora sulle deviazioni ideologiche del compagno RaffaeleFiengo e la sua cricca revisionista. Compagno Barbiere, anni di militanza rivoluzionaria non sembrano averti insegnato molto. Quando dici che il compagno Fiengo manda a casa il rinnegato Massimo Alberizzi, reo di aver rischiato il contagio da Ebola in quel sentina di controrivoluzionari dell'Uganda,"come una preside", ti dimentichi che al Corriere della Serva (come lo chiamavamo ai bei tempi della Statale,ricordi ?) non è ancora il compagno Fiengo: la "preside" è quel lacchè dell'imperialismo di Ferruccio De Bortoli: tra pupazzi pieni di cenere,lacchè dell'imperialismo e sepolcri imbiancati,se non si capisce la differenza tra un sindacalista rivoluzionario ed un servo del padrone si confonde preside con bidello,genitori con alunni e un collega spedito a casa come un monatto con dei rapporti di lavoro evidentemente un po' confusi da una analisi evidentemente social-democratica della realtà. Comunque stai sicuro,torneremo presto a farci tagliare i capelli da te: ma taglio alla Spartaco,la prossima volta...
Giovanni
14 Novembre 2000 - Come comunica Giovanni Paolo 
Cari amici del Barbiere, scusate la confidenza ma amici lo siete davvero. Ogni giorno dopo aver controllato la posta elettronica e aver dato una rapida scorsa ai tre-quattro siti preferiti, lancio il mio mouse sopra il vostro sito per annusare l'aria che tira nell'ambiente.

Sono un pubblicista in stand-by perché in questi ultimi anni ho potuto esercitare sempre meno per scarsità di tempo, visto che tra pochi mesi diventerò prete. Grazie anzitutto di esistere. Vi sosterrei anche economicamente oltre che moralmente, ma le mie finanze languono. Pur non essendo più sbarbatello, ho poco liquido in tasca, visto che da anni ho smesso di lavorare per studiare Teologia & C.

Vado al dunque. Come (futuro) prete vi confesso che credo molto nella comunicazione  perchè quel Vangelo che mi sforzo di trasmettere (è il mio lavoro ...) è una Buona Notizia da lanciare. Credo nella vera e sincera comunicazione perché nell’era dell’informazione globale sempre meno gli utenti hanno la capacità di esercitare il controllo sulla notizia. Quindi sento l'esigenza imprescindibile di una informazione responsabile, come - mi sembra -sotto sotto voi del "Barbiere" delicatamente auspichiate (senza ovviamente volervi inimicare alcuno).

Faccio questa pubblica professione di fede anche per provocare il parere dei colleghi circa lo stile di comunicazione della Chiesa, intesa non solo come Vaticano o CEI, ma in tutte le sue articolazioni, dalla parrocchietta alle diverse Diocesi
Non passa numero di qualsiasi quotidiano senza articoli su Chiesa e dintorni.
Ma - a mio parere – questo tipo di informazione ha come fonte quasi solo i centri decisionali e non la base, le comunità, il volontariato, le iniziative della gente comune che forma la Chiesa. Colleghi, grazie delle opinioni che mi vorrete dare.
Un futuro prete


14 Novembre 2000 - Domenica, maledetta domenica
Antagonismi in forma di inserto (e di rivista) e non belligeranze in forma di ipocrisia (politica). Ah, che domenica, domenica 5 novembre 2000. Ad appena 83 anni da un'anniversario a dir poco memorabile, quello che (non) si festeggia più neanche in Russia (ex Urss), quello che ricorda il lieto e - almeno quel giorno - scarsamente sanguinoso anniversario della Rivoluzione d'Ottobre (che, come tutti sanno, nel resto del mondo capitalistico cade il 7, di novembre...). Bastava andare in edicola, infatti, e si aveva solo l'imbarazzo della scelta, nella veste di militante di sinistra, quella vera, quella arrabbiata, quella che "col c...o che votavo Gore, in America!", quella che anche Nader è un poveretto servo del sistema, comunque corrotto, quella che si sente ancora comunista - ex, post o rifondata, poco importa.

Infatti, mentre la stampa giudo-pluto-massonica si attarda a - a seconda - sbarcare su Internet, collegarsi via cavo alla tv, acquistare stazioni radio, andare su satellite, la stampa antagonista e rivoluzionaria rinverdisce i propri fasti e glorifica se stessa, la sua storia, la sua gloriosa epopea. Non a caso, proprio "Antagonismi" si chiama il nuovo supplemento - a colori, persino - che il quotidiano del Partito della Rifondazione Comunista (Prc, in sigla) ha mandato nelle edicole, alla modica cifra di lire cinquemila, in abbonamento con il quotidiano, e che - nel suo primo numero - presentava un'illuminante dossier tutto dedicato, appunto, alle glorie bolsceviche. 
Il supplemento - che, dicono le prime cifre ufficiali della Mrc, casa editrice del Prc, ha fatto registrare un sensibile aumento delle vendite del quotidiano (circa l'8%) si compone di molte pagine tutte amorevolmente curate da un veterano del partito, nonché giovanissimo militante dell'area extraparlamentare, antagonista e trotzkista - Anubi d'Avossa Lussurgiu, vera colonna della redazione politica del quotidiano, coadiuvato - nella titanica impresa - dalla condirettora del giornale, la ex giornalista del manifesto e ora "gran consigliera" dello stesso Bertinotti, Rina Gagliardi.
Ed è proprio in casa del suo vecchio e glorioso giornale, il Manifesto, che si sono arrabbiati moltissimo per la (improvvida e improvvisa) uscita dell'inserto mensile dei loro "parenti serpenti" di Rifondazione, visto che la rivista (anch'essa mensile) del Manifesto, che proprio così si chiama, "la rivista", era contestualmente in edicola, ma che, recita il suo ultimo editoriale, stenta a superare lo scoglio del pareggio.

Anch'essa venduta alla modica cifra di 5mila lire, anch'essa in abbonamento obbligato con il quotidiano, anch'essa ricca e densa di pagine, articoli e saggi sulle prospettive della rivoluzione (italiana e mondiale), che i padri fondatori del manifesto ieri e della rivista oggi (Lucio Magri, Rossana Rossanda, Valentino Parlato, Luigi Pintor, ecc) ritengono imminente e - inquadrandola nel lungo periodo - vittoriosa. 
Chissà chi di loro ricorda la frase del vecchio capobastone del riformismo anglosassone, quel Lord Maynard Keynes, che a chi gli chiedeva le politiche utili nel lungo periodo, sbottò: "Nel lungo periodo? Nel lungo periodo saremo tutti morti...". 
Post scriptum. 
Anche l'ultimo numero del settimanale "La Rinascita della sinistra", organo del Partito dei Comunisti italiani (in sigla Pdci) di Cossutta e Diliberto e diretto da Adalberto Minucci e Carlo Benedetti, presentava un lungo fogliettone - curato proprio da quest'ultimo - sulla Rivoluzione d'Ottobre, nel suo ultimo numero. Ma si sa: quelli del Manifesto - per non parlare degli (ex) fratelli, oggi separati in casa, di Rifondazione-Liberazione - di quei rinnegati, filogovernativi e socialtraditori dei comunisti italiani non vogliono neanche sentir parlare. Come se uno, a Lenin, invece di chiedergli di abbattere il governo dei menscevichi di Kerenskij gli avesse chiesto di dargli una mano a passare l'inverno... 
Figuriamoci! L'unica differenza - al di là della diversa fattura degli inserti, delle riviste e dei supplementi, vera gioia domenicale per gli occhi del vero e mai domo militante del comunismo nostrano - sta nel fatto che - ai bolscevichi col colbacco, quelli veri - mai e poi mai sarebbe vwenuto in mente di firmare (domani o dopodomani non importa) un bel patto di "non belligeranza" con i suddetti socialriformisti venduti, borghesi e traditori del porletariato. Anché perché, i bolscevichi suddetti, o facevano la guerra (civile) o facevano la pace (mondiale). La non belligeranza era un concetto di là da venire. 
Tersìte, il più brutto e il più sporco tra gli Achei che misero piede a Troia


14 Novembre 2000 - Scuola, insegnanti e altro
Buongiorno e complimenti per il sito IL BARBIERE DELLA SERA!!
Credo che lo inseriremo presto nelle nostre nuove directory in preparazione alla voce "informazione". Se ci mandate quattro righe di descrizione e presentazione ci agevolate sicuramente il compito. Inoltre vorremmo cogliere il vostro suggerimento di segnalare nuovi link: e ci candidiamo per la vostra sezione cultura. 
Il nostro sito è Linguaggio Globale, l'Editore di multimedia d'autore (www.linguaggioglobale.it o www.linguaggioglobale.com): oltre 3.000 pagine di risorse ed ENCICLOPEDIE GRATIS E IN ITALIANO. Target: scuola e insegnanti, ma non solo... Vi ringraziamo per l'attenzione e vi auguriamo un buon lavoro 
Cordiali saluti 
Antonio Zoppetti
14 Novembre 2000 - Una Pera alla Salleo
Specchio- numero del 4 novembre:a pag. 26 pregevole intervista di Alain Elkann all'ambasciatore Ferdinando Salleo. Titolo "Questione di immagine". Che mai fu più appropriato, perchè la foto non è quella di Salleo, ma del professor Marcello Pera, docente di filosofia a Pisa, nonchè senatore di Forza Italia. Il verificatore
14 Novembre 2000 - Mata, perche' ce l'hai con Anadela?
Noto che Mata hari, senz'altro dotata di ironia e di una penna che è dir poco definire velenosetta non perde occasione per punzecchiare (a volte secondo me anche un po' sopra le righe) Anadela Sera Visconti, che io conosco ed è persona deliziosa. C'è della ruggine fra le due? Hanno qualche conto in sospeso da regolare? Oppure è solo quello che si dice "un tormentone"?
Shamlock
14 Novembre 2000 - Baci al Barbiere
Lo diciamo? Lo diciamo: Tina A.Commotrix, che quasi fosse casa Flores, spiattella su Dagospia il Diario di Enrico Cuccia (lo riceve ogni settimana e-mail) è.... Maria Giovanna Maglie. Come si chiama infatti il sito messo su da Giovannona e che la stessa chiede cortesemente a Dago di pubblicizzare? Si chiama www.tina.it. Così qualcuno, dopo aver letto Dagospia, essere entrato nel sito della Maglie e fatti i debiti raffronti, lo ha già ribattezzato: www.tana.it. Sì il vecchio don Enrico le ha fatto subito tana. Baci al Barbiere che ci piace sempre di più.
Matilde
Pubblichiamo, ma ci sembra una deduzione un po' arbitraria.

Bds
14 Novembre 2000 - Il sogno di via Sparano a Bari
Cari amici con le gote insaponate, care amiche dalla manicure, continuano i giochi strani per occupare le poltrone a tempo di RepubblicaBari. Cara Rosina ascolta questa. È dell'altro giorno la notizia che uno dei fortunati prescelti si è dimesso ancor prima di iniziare perché assunto ex art.1 in un noto giornale milanese molto legato al mondo cattolico. E pensare che si era scomodato persino un presidente di un ramo del Parlamento per perorare la sua causa. Quindi, voi che sognate di occupare una sedia nella centralissima via Sparano di Bari, sotto le insegne di Repubblica, sappiate che si è liberato un posto. Chi lo occuperà? Il primo degli esclusi? Non si sa. Quello che è certo è che, a oggi, gli unici che hanno un'assunzione in mano sono i fuoriusciti dalla Gazzetta del Mezzogiorno. Gli altri solo promesse. A quanti pensano, non a sproposito, che le mie comunicazioni al Barbiere siano ispirate dall'invidia per non essere uno dei «fortunati», sappiano che io sono un giornalista professionista ex art. 1 e che non ho mandato alcun curriculum a Repubblica perché non ho santi in paradiso. Pardon... in Parlamento.
Bello Figliolo
14 Novembre 2000 - Qualcuno mi aiuta per la tesi?
Ciao Amici, innanzittutto complimenti il vostro giornale telematico, è ben fatto, ricco di contenuti e in generale interessante. Tra l'altro anche io in passato ho partecipato alla crezione di un giornalino on-line e so quanta fatica ci voglia per fare un buon lavoro, specie quando manca un fine di lucro. Ma non vi ho scritto solo per farvi i miei complimenti, ma anche per chiedervi un piccolo aiuto, sempre che possiate darmelo. Sto elaborando una tesi su "Quinto potere e poteri pubblici nella lotta alla corruzione" e mi farebbe molto piacere se mi poteste dare qualche suggerimento o consiglio interessante o stimolante. E magari qualche vostra opinione sulla libertà giornalistica via internet, sui vostri spazi di libertà. Ringraziandovi in anicipo per l'aiuto che mi vorrete dare vi auguro un buon lavoro e continuate cosi. 
UN SALUTO DA 
Simone
10 Novembre 2000 - Don Bartolo si' che se ne intende
Caro Barbiere, leggendo il pezzo di Don Bartolo su Il Nuovo avevo pensato di scriverti e oggi, dopo avere letto il pezzo su Arturo Artom nelle pagine milanesi di Repubblica ho pensato che fosse arrivato il momento. Don Bartolo traccia un quadro della situazione che condivido, ma che soprattutto denota che è uno che si guarda in giro e conosce la situazione della rete. Quello che contesto del pezzo su Artom non è tanto l'articolo sul personaggio, ma quel boxino che si dimentica dei particolari fondamentali sulla sua ultima iniziativa imprenditoriale. 

In sintesi: oltre alla scheda da mettere nel pc e il modem ci vuole anche la parabola e qualcuno che te la installi. Questo comporta degli altri costi. Ma soprattutto la parabola deve essere orientata su Astra e non su Eutelsat che è il satellite verso il quale sono orientate le padelle di milioni di italiani abbonati a Stream e Tele+

In sostanza se uno mette la parabola e la scheda può usare il pc e non la tv a meno che non metta un altro apparecchio che gli permette di usare tv e pc. Insomma la cosa si fa complicata. Questo perché Astra, oltre ad avere la piattaforma multimediale migliore, si è comprata una quota della Netsystem. Questo non vuole dire che la faccenda di Artom è una bufala (ma qualcuno lo pensa), ma solo che è diversa da come la si presenta. Questo è un normale caso del pessimo rapporto che c'è fra giornalisti e tecnologia e che si fa sempre più pressante nel momento in cui ogni giorno una nuova diavoleria tecnologica o sito Internet diventa una notizia. 

Un giornalista, parlo soprattutto di queli dei quotidiani, rifiuta di solito qualsiasi approccio tecnologico, "perché tanto al lettore non interessa". Può darsi però servirebbe a lui per scrivere articoli più documentati. Nessuno deve trasformarsi in ingegnere (io ho fatto scienze politiche) ma un'infarinatura sarebbe necessaria per capire meglio certi fenomeni. Anche perché Netsystem è una società che andrà in Borsa. Cordiali saluti 
tacchinodelmiocuore@yahoo.it


10 Novembre 2000 - Beccatevi un po' di codicilli
Salve a tutti, torno sulla vicenda del collega Alberizzi. Cercando di mettere un po' da parte "la forma" con la quale è stato trattato. Una casa editrice (anche quella di testata giornalistica), con dei dipendenti come i giornalisti, appartiene a un «settore di attività privato o pubblico», quindi rientra in pieno nel D. Lgs n. 626/94. Sì, proprio lui, il famoso "Decreto sulla sicurezza".
Inutile quindi preoccuparsi. Il datore di lavoro, per non incorrere in reati penali, sempre ai sensi del "Decreto", ha sicuramente ottemperato formalizzando il "Piano di valutazione dei rischi", fatto poi conoscere ai dipendenti (articoli 1 e 4). 

Tra le misure generali di protezione, poi, vi è poi quella importante del «controllo sanitario del lavoratore in funzione dei rischi specifici» (articolo 3, lettera l). 
In funzione dell'organizzazione aziendale sarà necessario anche dettagliare le misure di prevenzione e protezione. Si scrivono quindi tutta una serie di "procedure operative" per gestire i vari casi che si possono presentare. 

Il caso specifico dell'Alberizzi potrebbe anche integrarsi con le fattispecie del D. Lgs 277/91 circa "la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici". Ma queste sono nozioni ben conosciute anche dai "Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza". Le argomentazioni che ho esposto, in modo minimale, possono senz'altro essere contestate da chiunque. Bisogna vedere cosa ne penserebbe un giudice che si trovi a dirimere eventuali contestazioni da parte del lavoratore. Mettendo da parte le citazioni in giudizio, sempre probabili, contro il datore di lavoro per danno biologico. Ma qui metterei da parte il discorso "giurisprudenziale". 
Interessa solo sapere che si è titolari di diritti (e doveri...) in materia di salute sul lavoro. I migliori auguri a Massimo (e l'ammirazione per il coraggio di andare laggiù). 
Remigio Russo 
r.russo@parvapolis.it


9 Novembre 2000 - Un network di parrucchieri
Caro Figaro, ho già avuto occasione di manifestarti la mia stima per l'idea che hai avuto e per come la stai portando avanti: trovo fantastica l'idea di un "luogo" in cui la stampa sia davvero libera, e Internet può essere tale!
Ora mi è venuta un pensiero ma per attuarlo ho bisogno di qualche consiglio e allora...
- mi piacerebbe replicare la tua idea a livello locale (città di provincia, 2 quotidiani, 1 tv locale, tutti + o - condizionati da quei rapporti che "naturalmente" (eccheppalle, scusa il termina) nascono in città)
- non sono giornalista (e nemmeno pubblicista) ma sono un personaggio abbastanza "sopra le parti" e potrei davvero promuovere la cosa assieme ad alcuni amici giornalisti (che a un primo abbocco si sono mostrati
entusiasti), magari iniziando su un sito di quelli che regalano spazio WEB...
- l'idea è di una cosa un po' + politica, diciamo un tavolo intellettuale e libero a tutti di commenti; varrebbe la vecchia battuta di Charles McCabe del San Francisco Chronicle "Any clod can have the facts, but having opinions is an art"!

Vorrei sapere se:
- te la prendi o magari sei così contento che mi patrocini (ovviamente in tal caso tutti i credits saranno tuoi!!!) con un barba e capelli gratis?
- ci sono problemi di registrazione di testata, direttore responsabile o che altro o in Internet siamo ancora all'anarchia totale e lo faccio senza alcun problema?
- ci sono altri folli (ma forse solo davvero savi) che in giro per l'Italia stanno pensando a cose simili, che magari si fa un network (di parrucchieri???) ? Ciao e grazie
Fabio de Luigi

Caro Fabio, sei troppo buono. Che possa nascere un network di parrucchieri mi sembra una splendida prospettiva. Perche' mai dovremmo arrabbiarci noi qui a bottega? Tutt'altro. Lo scopo del Barbiere della Sera e' quello di favorire in ogni modo la circolazione delle notizie e delle idee, e se qualcuno segue il nostro esempio non possiamo che esserne lusingati. Sul patrocinio, il discorso e' un po' diverso. Non e' per sfiducia, ma come capisci bene, qui a bottega il rubinetto delle notizie lo teniamo saldamente in mano noi. Nel tuo caso, lo terrai tu. Che patrocinio potremmo darti se non un sincero augurio di buon lavoro? Se un consiglio possiamo darti, e' questo: fallo, e preparati a lavorare duro. Riceverai molti applausi e molti si'. Poi dovrai fare i conti con chi davvero ti dara' una mano e chi, soltanto, te la stringera'.
Bds


9 Novembre 2000 - Mi piacete, ma chi ve lo fa fare?
Non vi conoscevo, vi ho letti per la prima volta questa mattina. L'idea mi sembra lodevole, la realizzazione pure, se non altro dal punto di vista dello stile e dei contenuti. Che non è poco. E colmate un vuoto, una specie di "Prima Comunicazione" non di regime. Mi chiedo soltanto chi ve lo fa fare, o in altre parole dove sta il business, se c'è. O siete colleghi con molto tempo libero...comunque bravi. A proposito, chi siete?
Paolo Crespi

Chi ce lo fa fare? Ma lo sai che e' davvero una buona domanda? Be', non faresti volentieri una cosa che ti diverte? Ti pare poco fare il giornalista senza padroni? E' tanto, tantissimo...fidati.
Bds


9 Novembre 2000 - Caso Alberizzi. Chi comanda al Corriere?
Caro Barbiere, Alberizzi si è fermato ad Ebola e io sono basito. La storia che racconti non può essere vera. Dimmi che è uno scherzo. Un sindacalista, e che sindacalista, chiama un collega e, invece di chiedergli-per esempio-se l'azienda gli ha garantito la massima assistenza sanitaria di ritorno da una zona pericolosissima del mondo,gli dice di stare a casa per vedere se si è beccato il virus!
E' una storia surreale. Non il datore di lavoro, non il direttore del Corriere, non il medico d'azienda...ma il CDR dice ad un collega che c'e' "inquietudine ambientale" e che è meglio che stia a casa. Fiengo è ora forse anche il direttore del personale della RCS?. A confermare il sospetto c'è la notizia che anche la segreteria di redazione del Corriere avrebbe detto al CDR di occuparsene! Ma chi comanda al Corriere della Sera? Fiengo o De Bortoli? Non mi sembra un quesito da poco. E per quanti giorni un inviato coraggioso dovrà stare  fuori dalla redazione? Giornalisti del Corriere :tra l'"inquietudine ambientale e la solidarietà verso un collega isolato in modo odioso (e che magari adesso comincia a credere sul serio di poter aver contratto un virus terribile) c'è una certa differenza. O mi sbaglio?Almeno rispondete,grazie.
Giovanni

Caro Giovanni, avendo parlato personalmente con Fiengo (e ovviamente con Alberizzi), non la metterei in questi termini. Certo, e' un episodio fastidioso. Il problema di un collega che torna in redazione dopo aver frequentato un luogo a rischio di contagio c'e'. E' come quando, a scuola, la preside esige un certficato di cessato pericolo al rientro di un alunno che e' stato colpito da una malattia infettiva. Cio' che stupisce, piuttosto, e' che non esistano procedure chiare in casi di questo tipo. O almeno noi non abbiamo capito se esistono, al Corriere come in altri giornali. Ci saremmo aspettati di sapere che, quando un inviato si trova in condizioni simili, il giornale si fa carico dei necessari controlli sulla sua salute per garantire tutti, in primo luogo il collega, e quindi chi gli sta vicino ogni giorno. Che se ne occupi anche il sindacato non mi pare francamente scandaloso. Tutt'altro.
Bds


9 Novembre 2000 - Caro Figaro, mi viene un Gubbio...
Caro Figaro, spero che Serventi Longhi and company vogliano risolvere un dubbio: ma a Gubbio che convegno si è svolto? Sabato scorso, nella cittadella della pace, c'era una manifestazione della Federazione nazionale della stampa o una riunione del comitato pro-Rutelli (dopo la convention milanese)? Dubbio che si concretizza sfogliando le cronache dove si scopre, infatti, che al Forum della stampa c'erano: (in ordine sparso) Fausto Bertinotti (segretario Prc), Sandro Curzi (direttore di Liberazione), Pietro Folena (Coordinatore Ds), Rosy Bindi (direttore de Il Popolo), Pierluigi Castagnetti (segretario Ppi), Enrico Boselli (segretario Sdi), Clemente Mastella (segretario Udeur), Marco Rizzo (coordinatore Pcdi), e ancora Oliviero Diliberto (segretario Pcdi), Arturo Parisi (presidente Democratici) oltre a  Walter Veltroni. Scusami (e scusate colleghi) ma, mi sembra, che, invece, dello spirito di Gubbio, ancora una volta il sindacato (unico) dei giornalisti abbia tentato di infonder(ci) lo spirito del voto prossimo venturo. Ah! per dovere di cronaca bisogna registrare che c'erano anche due poltroncine riservate: ad Emilio Fede (direttore del Tg4) e a Maurizio Gasparri (An). Par condicio?
Shampoo
9 Novembre 2000 - Dal nostro inviato alla Cnn
Hello Figaro, scrivo a te perche' spero che la tua immensa saggezza possa dare una risposta a una domanda che non mi ha piu' abbandonato da ieri. Ho sempre pensato che il Problema dell'informazione con l'avvento di Internet fosse, paradossalmente, il totale appiattimento delle fonti...ma quello che e' accaduto con le elezioni Usa mi fa davvero paura. 
Ho avuto l'impressione che tutti, ma proprio tutti i giornali italiani facessero riferimento alla Cnn. E basta. Un'occhiata veloce anche agli altri network, ma nulla piu'. OK, ho pensato: non si mandano inviati, non si segue la notizia dal vivo, non e' possibile coprire un evento del genere dall'Italia...e quindi ci si affida alla Sacra Fonte. Pero', pero'. Ho avuto l'impressione che anche gli inviati...in realta' facessero quello che facevo anch'io: guardassero la Cnn. Meglio, seguissero il sito della Cnn. Non so: guardavo la - spassosa - diretta di Canale 5 e vedevo due colleghi in uno studio a New York, dietro due gradevoli monitor. Li guardavo, poi guardavo il mio televisore con la Cnn e il mio computer con il sito della Cnn e mi sembrava che dicessero piu' o meno le stesse cose che anch'io avrei potuto dire, in pigiama (di cotone, sono allergico alla lana) da casa mia. Ma allora, che cosa ci facevano a New York? Boh. Alcuni amici mi hanno poi detto che anche altri colleghi sparsi per l'America facevano piu' o meno la stessa cosa, citavano la Cnn. Sui siti di molte testate ho poi visto grafici, cartine e mappe prese dalla Cnn. Figaro, mi dici tu se e' normale e giusto e bello
cosi'? Il giornalismo italiano e' solo un sistema di traduzione in tempo reale? Ciao.
Marco

Caro Marco, tu mi vuoi male. Perche' mi devi cacciare in un ginepraio cosi', facendomi poi litigare con mezzo mondo? Innanzi tutto bisogna dire che molti giornali hanno spedito negli Usa fior di inviati e che quindi non e' vero che l'informazione su questo evento (le elezioni americane) e' tutta omologata alla Cnn.  Per le Tv, e' vero, ho notato anche io una furiosa attenzione al grande network americano, peraltro comprensibile. La Cnn e' sicuramente meglio attrezzata delle Tv italiane a coprire le elezioni del presidente degli Stati Uniti. Cosa credi che gli inviati dei grandi giornali americani non bussino alle porte dei giornali italiani quando si tratta di capir qualcosa della nostra politica? 
Detto questo, tu sollevi un problema enorme che e' quello dell'informazione in rete. Come gia' il Barbiere della Sera ha fatto osservare in varie occasioni, in Italia almeno, l'informazione in rete e' appaltata interamente alle agenzie di stampa, con qualche lodevole ma limitata eccezione. I grandi portali, proprio quelli che hanno una enorme quantita' di accessi, certo superiore a quelli del Barbiere (ancora per poco) tagliano e cuciono lanci Ansa e li sbattono in linea. E tanti saluti. 
Dubito che questa situazione cambiera', almeno a breve termine. Primo perche' fare vera informazione costa molti soldi e molti investimenti. Secondo perche' ci vogliono i professionisti. Terzo perche' nessuno vuole cannibalizzare i suoi giornali. Spiegami per quale motivo Kataweb, faccio per dire, dovrebbe rubare spazi di informazione alla Repubblica o all'Espresso. Noi qui a bottega per la verita' ne siamo piu' che felici. Cio' lascia infatti spazi di competizione perfino a quattro sciagurati come noi. Che infatti presto faranno vedere i sorci verdi anche ai grandi giornali. Tuo
Figaro


8 Novembre 2000 - Le, gli, vi, ci...
Vi invito a ricordare con un minuto di silenzio e una prece lo scomparso pronome "le". Da un paio d'anni ormai la particella è introvabile su quotidiani e agenzie: ce n'è abbastanza, temo, per sancirne la morte presunta. Ma allora, mi chiedo, perché sostituirlo con "gli"? Propongo di sostituire entrambi i pronomi con il più neutro e confidenziale "ci", come usa a genova: "ho chiamato mia moglie e ci ho detto di buttare la pasta". Per chi si ostina ad usare "gli" a capocchia, propongo una punizione esemplare: sia chiuso in una stanza con alcune centinaia di pulci e due scatole, e non possa uscirne finché non sarà riuscito ad inscatolarle tutte: i maschi con i maschi, e le femmine con le femmine.
Un lettore
7 Novembre 2000 - Don Bartolo, sei un grande
Sul serio. Il servizio su Il Nuovo ed eDay eccetera e' formidabile. E' incredibile che non l'abbia mai scritto altri che voi.
Filippo Facci

Incredibile? E perche'? Noi siamo qui proprio per scrivere (o almeno tentare di scrivere) cosette originali e intelligenti. E il nostro Don Bartolo in questo e' capace di dare biada a tutti. Grazie Filippo per il tuo apprezzamento. A proposito, mica male il tuo pezzo su Wagner dell'altro giorno. Ciao
Bds


7 Novembre 2000 - Un grazie un po' incazzato
Cari colleghi di Ancona, perchè quel grazie incazzato? Lo so che vi massacrate a scrivere articoli, disegnare menabò, fare titoli e didascalie, passare fotografie con macchine che non funzionano. Come tutti noi. La mia lettera a Caltagirone- chissà se gliel'hanno fatta leggere- era il disperato
tentativo di un "soldato" di trovare una soluzione ai nostri problemi. Niente permalosità e non abbiate paura di Commodo e delle sue tigri. Vi voglio bene, 
Maximo.
7 Novembre 2000 - Ragazzi, venite alle assemblee
Cari colleghi di Ancona, vorrei parlare al vostro cuore.non vi risentite solo perchè Maximo ha citato la vostra redazione come esempio di scelte frettolose dell'editore. Voi, naturalmente non c'entrate nulla, anzi siete bravissimi. Ma non state lì a rivendicare le vostre <6500 copie in agosto>, le dieci-dodici pagine in <otto e non nove>, <il mazzo per 14 ore al giorno>. 
Su questo piano, chiunque vi può replicare che in agosto eravate nove (Pedretti, Sopranzi, De Marco, Cavalli, Sgardi, Cugini, Piangerelli, Petrilli e da ultimo Milzi, che forse era una sostituzione-ferie), mentre la mitica redazione di Perugia ne aveva otto (compresa la sostituzione).
Se cadete nella trappola delle copie, chiunque vi può ribattere che ci sono altre redazioni di provincia dove i redattori sono appena tre e vendono oltre settemila copie tutti i giorni, tutti i mesi dell'anno. Se vi vantate dell'orario no-stop, chiunque vi può buttare in faccia le quindici ore di lavoro al giorno sopportate dai colleghi di roma che in estate hanno fatto un giornale intero di quaranta e spesso quarantotto pagine in... Sessanta persone, vicedirettori e capiredattori compresi.
Ma che vi prende? Molti di voi, è vero, non li conosciamo. Non venite mai a Roma, mai partecipate alle assemblee, non c'eravate nemmeno il 15 settembre ad accogliere ad Ancona il pullman per Umberto la Rocca, pieno di colleghi, rappresentanti del cdr e della fnsi che si sono incontrati con il sindaco della vostra città. Molti di voi sono stati assunti da un anno appena, ma altri sono nostri colleghi da tanti anni, hanno lavorato con i migliori di noi (pedretti, do you remember malandrino?). Perchè non parlate tra di voi, spiegando i "vecchi" ai "nuovi" qual è la vera anima del messaggero? Abbandonate la diffidenza, noi siamo voi, voi siete noi. In fondo Maximo, sperando che l'editore abbia letto la sua lettera, ha solo chiesto aiuto direttamente a Franco Caltagirone. E se l'editore dovesse, preghiamo iddio, intervenire non pensate che anche la vostra situazione potrebbe migliorare?
Spartacus
6 Novembre 2000 - Caro Cesarone, facciamo la pace
Caro Cesarone, pur conoscendoti dai tempi della tua prima eccellente direzione de Il Lavoro la mia (divertentissima) veste di osservatrice di fatti e misfatti del mondo giornalistico mi obbliga all'anonimato.
Aspettavo una risposta dopo la mia prima articolessa ma giustamente hai atteso che il gioco si facesse duro: è solo allora che i veri duri cominciano a giocare. Torno a chiamarti Cesarone. Cause ossimoriche legate alla tua stazza mi impediscono di chiamarti Cesaretto. Ragioni di opportunità mi sconsigliano Cesarino: Alda D'Eusanio, regina dei diminutivi, o mi denuncerebbe per appropriazione indebita o, peggio, mi obbligherebbe a partecipare alla sua trasmissione. 

Cesarone quindi, nunc et semper. Da un grande pokerista mi aspettavo il rilancio. C'è stato, micidiale e dico passo. Il vedo comporterebbe l'esposizione delle mutande di Del Noce: tali emozioni non si addicono più alle mie incerte coronarie. Mi dichiaro riconquistata: hai appeso l'ennesimo scalpo al tuo Winchester di tombeur de femmes. 
Anche se con l'animo lacerato però, da pubblica ministera quale mi sono autonominata, non posso esimermi dal chiedere alla giuria del Barbiere una pena adeguata. Pertanto, soppesate le attenuanti generiche e cioè che: 
1) il tuo umorismo e la tua sportività sono fuori discussione. 
2) Sei un ottimo compagno di desco, di tavolo verde, di bagordi in genere et alia. 
3) L'essere passato da Anadela Serra Visconti a Fabrizio Del Noce è un segno di parziale ravvedimento. 

Chiedo che tu venga condannato a: 
1) inventariare minuziosamente l'intero stock di mutande di Fabrizio e relazionare sulle stesse. 
2) Leggere per intero, bandella, indice, refusi e numeri di pagina compresi, l'opuscolo di Anadela Serra Visconti Una mela al giorno e comporre un'elegia laudativa dello stesso, in rime baciate, non inferiore a righe 30. 
3) Iscriverti a un club di ultra sampdoriani. Con ritrovato affetto tua 
Mata Hari


6 Novembre 2000 - Voi (noi) giornalisti, cosi' supponenti
Caro Barbiere della Sera, non so se questa è la rubrica giusta, ma tant'è. Se vi interessa, piazzatelo dove vi pare questo mio raccontino- riflessione. Che probabimente vi parrà stupido, ma io non ho mai pensato di un essere un genio e comunque ci provo. Premessa: perchè i giornalisti si parlano sempre addosso? Che lagna, che supponenza!

E che noia...Appartengo alla categoria e perciò sospetto di essere lagnosa, supponente, presuntuosa, egocentrica (e chi più ne ha più ne metta), anche se ultimamente l'essermi... pentita - per così dire - mi ha offerto uno straccio di alibi psicologico. La mia avventura nel giornalismo è iniziata nel modo più banale: agitando banalmente la torcia dell'informazione libera e democratica. Abbiate pietà: ero più giovane e più ingenua. 

Di libero ho trovato ben poco, di democratico ancor meno. In compenso in dieci anni ho trovato, con qualche lodevole eccezione, un esercito di insopportabili snob, narcisi/e, presenzialisti/e, egotici/e, ruffiani/e, marpioni/e, pontificatori/rici, servili, ipocriti/e, doppiogiochisti/e con la fobia di parlarsi - appunto - sempre addosso, alla disperata ricerca di un palcoscenico, attorcigliati nell'autocompiacimento. (E lasciamo perdere i raccomandati, chè questa è un'altra storia). Roba da manuale tascabile di psicoterapia. 

Dunque: ecco qualche scena, estrapolata qua è là, giusto a titolo di esempio. 
Scena numero 1: si svolge su un treno. Il narratore, cioè la sottoscritta, incontra un collega, inviato di punta. Per due ore due, senza sosta, le parla minuziosamente dei suoi andirivieni europei, fra i Prodi, gli Chirac, i Rutelli, i Berlusconi, etc, avendo cura di colorare il racconto con sapienti pennellate di indifferenza e di intercalare il tutto con snobistiche dichiarazioni di invidia per il lattaio sotto casa, "chè quello sì che sta bene, ci sto pensando seriamente: apro una latteria anch'io, oppure mi ritiro in campagna a mungere le mucche, venti milioni al mese (sic!) non sono tutto..., vuoi mettere la vita lenta di paese...(la narratrice sospetta fortemente che se un taglio agli organici del giornale contemplasse anche lui gli verrebbe una crisi epilettica, ma tace intimidita). 

Il suo ego nel frattempo ha occupato l'intero vagone, si è esteso insidioso sui sedili e ha sopraffatto tutti i passeggeri (compreso uno che lo guarda storto digrignando i denti: secondo me è un lattaio...). Aiuto, quando arriva la prossima fermata? 

Scena numero 2: si svolge in un ristorante, una cena di lavoro. Il narratore, che è sempre la sottoscritta (scusate la sovraesposizione...), si trova gomito a gomito con un giornalista televisivo. Molto preso dalla parte, molto preso da se stesso. Molto preso tout court. Il Pulitzer in questione le mitraglia addosso l'elenco di tutti gli scoop che ha fatto, alcuni li ripete anche due volte o tre volte come un disco rotto ("Ah, questo te lo avevo già detto?..."), poi le fa sapere, senza che gli sia stato chiesto, che prende un bello stipendione, che il giorno dopo terrà una conferenza per la quale gli danno quindici pali, che è stato richiesto a suon decine di milioni (ancora?) per un ricoprire un incarico di altissimo profilo, etc etc...

La narratrice non parla. Oddio, magari le piacerebbe anche dire qualcosina, ma viene subito stoppata. A fine serata conta le parole che è riuscita a pronunciare: suppergiù una trentina, la metà delle quali per comporre le frasi: "Scusa, puoi passarmi il vino?", e: "Mi ha fatto piacere conoscerti, a presto". 

Scena numero 3, o scena numero 4, e 5 e 6...Altri personaggi, stessa storia. Comincio a pensare che se il sistema dell'informazione in Italia non funziona come dovrebbe la colpa sia da attribuire anche all'intollerabile autocompiacimento di cui si alimenta la nostra categoria. Un autocompiacimento intriso di provincialismo, superficialità, esibizionismo e ipocrisia. Buon lavoro, colleghi. E complimenti. Farò una sottoscrizione a favore del Barbiere
Simenona


6 Novembre 2000 - Rosina non te la prendere
Cara Rosina, non te la prendere. Ho avuto anche io la stessa reazione. Verificare ancora una volta che non ha senso parlare di capacità e merito quando l'unica cosa che serve è quella che noi al Sud chiamiamo «stambata» (ovvero un bel calcione sul deretano), mi ha amareggiato molto. 

Anche io come te sarei stato più che adeguato a ricoprire quel posto: avrei offerto a Repubblica su un piatto d'argento la migliore rete di informatori di Puglia e Basilicata. E non solo. Permettimi di non rivelarti qual è, è un mio piccolo segreto. Invece hanno preso persone che forse inizieranno tutto da zero, che forse sono stati troppo lontani da Bari per accorgersi che la musica è cambiata. Io sono a Milano da qualche anno, ma la mia «rete» non ha mai smesso nemmeno per un momento di tenermi aggiornato. Non te la prendere Rosina. Ai «fortunati» 14 (saranno poi 14?) hanno offerto un contratto di un anno con la promessa che, se le cose dovessero andar bene, sarebbero stati assunti in pianta stabile. 
Forse a Repubblica sanno che il barese legge poco e quando legge compra la Gazzetta dello Sport. E forse sanno anche che La Gazzetta del Mezzogiorno si vende perché è ottima per incartare le cime di rapa al mercato o foderare il fondo della gabbia del canarino. A me, dopo aver riflettuto su queste premesse, l'amarezza è passata. Con stima. 
Bello Figliolo


7 Novembre 2000 - E chi si scoraggia...
Non mi scoraggio, non ti preoccupare Bello Figliolo. Grazie comunque per la solidarietà, so che siamo in tanti a pensarla così. Ma proprio per questo, visto le diverse osservazioni che arrivano da più fronti sull'argomento "offerte di lavoro" per giornalisti privi di zampate nel deretano, perché non c'è un direttore, caporedattore o altro di Repubblica o Corriere della Sera (cito questi due quotidiani solo perché tirati in ballo ultimamente nelle nostre chiacchiere) che sente di dover dare una risposta? E' forse troppo difficile argomentare senza ipocrisie i motivi che portano ad arruolare in segreto i soliti noti? Mi piacerebbe leggere qualche battuta in questo senso. Sempre con affetto. 
Rosina
3 Novembre 2000 - Date a Cesare...
Ho letto con divertimento e dispiacere il commento di Mata Hari alla mia intervista, per Panorama, a Fabrizio Del Noce
Il divertimento è riferito all'ironia con cui sono brillantemente ridicolizzate le mie domande e le sue risposte, il dispiacere sta nel fatto che Mata Hari non mi chiama più, affabilmente, "Cesarone", come aveva fatto in una precedente (e pur critica) occasione, con qualche graditissimo complimento, ma addirittura mi candida - pena esagerata! - per il mitico "Lecchino d'oro". 
Confesso che sono afflitto, come tanti, da remote e recenti carenze affettive. La gentilezza di Mata Hari mi aveva illuso, voglio riconquistarla. Spero dunque di turbarla con una perfida minaccia: se lei non mi concede le attenuanti generiche, se non revoca la nomination e se non torna presto a chiamarmi Cesarone o Cesarino o Cesaretto come mi chiamano gli amici, procederò all'approfondimento giustamente temuto. Chiederò a Fabrizio di rivelare il colore, e non solo, delle sue mutande. Saluti a tutti, un bacino a Mata Hari... e speriamo che sia femmina.
Cesare Lanza

Ci sono poche cose al mondo di cui dubitare e una di queste e' il senso dell'umorismo e la sportivita' di Cesare Lanza che ringraziamo per la sua cortese lettera. Diremo a Mata Hari di provvedere, nei limiti del possibile, alle fastidiose carenze affettive di Cesaretto.
Bds


3 Novembre 2000 - Mata Hari for president
Una proposta: Mata Hari è molto brava (o bravo? Nella prima lettera sui cazzufi ha parlato di sè al maschile, nelle altre al femminile), grande giornalista evidentemente, talento naturale. Perchè non raggruppare i suoi interventi in una rubrichina? Ci fa le pulci, è vero, ma ci spinge anche a essere precisi, attenti. Una volta nei giornali c'erano i correttori di bozze. Adesso,per risparmiare,gli editori vanno abolendo queste figure importantissime per la qualità del prodotto. I direttori si incazzano quando vedono refusi, date sbagliate, parole straniere scritte a casaccio, grammatica scombinata. I lettori si indignano, giustamente. Ma, correttori a parte, è comunque dovere del giornalista rilasciare in tipografia un pezzo corretto e pulito. Un grande direttore come Giulio Anselmi ti massacra, a volte, più per una "sciatteria" che per un buco. 
Luigi

Buona idea. Perche' no? Se la vecchia Mata e' d'accordo...
Bds


3 Novembre 2000 - Dubito, ergo sum/1
Leggo sui quotidiani del 2 novembre che in Italia ci sono almeno 350mila bambini-lavoratori. Più di 400mila, urla La Repubblica, a 6 colonne. E sono tutti italiani, dagli 11 ai 14 anni.. A decretarlo sarebbe un' inchiesta della CGIL. Bravi, una bella denuncia, verrebbe da dire. 

Poi però mi faccio due conti e non posso che trasecolare. Perchè, se fosse vero, vorrebbe dire che nel nostro civilissimo Paese c'è un ragazzino su cinque (basta verificare i dati dell'ultimo censimento, disaggregati per fascia d'età) che viene sfruttato in maniera ignobile, come nei peggiori paesi del Terzo mondo. Una vergogna!. Solo che io di questa moltitudine di baby-lavoratori non mi sono mai accorto. 

Eppure mi guardo in giro, ho un sacco di amici e viaggio abbastanza: vi assicuro che non sono uno di quei giornalisti che se ne sta incollato alla scrivania. Anzi, ho fatto anch'io un'inchiesta televisiva, lo scorso anno, sul lavoro minorile in Italia. E mi sono reso conto che il fenomeno è decisamente sovrastimato. Lo dice l'Istat, lo conferma l'Unicef, l'ammette la stessa CGIL, che in tutte le sue indagini (ma bisogna leggersele!) ha sempre parlato di una cifra-base di 50mila bambini-lavoratori. Non a caso, è difficile trovare dei baby-lavoratori da intervistare: provateci pure, se non ci credete. 
Morale della favola: sarebbe il caso di ponderare un attimo le statistiche che ci vengono propinate tutti i giorni, da uffici stampa un pò troppo interessati a far notizia. Vi rubo qualche secondo con altri, emblematici esempi. Siamo veramente sicuri che in Uganda, su 20 milioni di abitanti, ci sia un milione e passa di bambini orfani dell'AIDS, come si legge sui nostri giornali (o in Tv)? E' una cifra folle, vorrebbe dire che un bambino su tre/quattro è orfano di padre o madre!!! 
Ebbene, chiunque abbia un pò di dimestichezza con l'Africa sa che non è vero. E' vero invece che gli organismi umanitari esagerano, per attirar l'attenzione. E che le popolazioni africane, come si dice in gergo, "ci marciano". 
In ogni caso: a me danno fastidio le false statistiche, come le false aggressioni ed i falsi sequestri. E ritengo che sia mia dovere vigilare. Sempre.
Amed


3 Novembre 2000 - I colleghi di Ancona rigraziano Maximo
I REDATTORI DEL MESSAGGERO DI ANCONA, CHE SI FANNO IL MAZZO 14 ORE AL GIORNO, IN OTTO E NON NOVE PER CONFEZIONARE DIECI-DODICI PAGINE, RAGGIUNGENDO IL RISULTATO DI UN TETTO DI 6.500 COPIE AD AGOSTO, RINGRAZIANO SENTITAMENTE IL COLLEGA MAXIMO. 
3 Novembre 2000 - Dubito, ergo sum/2
La tristissima vicenda della fragorosa (e vuota) inchiesta sui pedofili, promossa, organizzata, e pubblicizzata da una presunta associazione a difesa dell'infanzia (il Telefono Arcobaleno) lascia l'amaro in bocca. Proprio oggi, sul quotidiano "Il Resto del Carlino", compare un trafiletto che descrive l'inesistente struttura di Don di Noto: tre pc, una sola linea telefonica con modem, assistenti assolutamente dilettanti alla ricerca di siti pedofili (o alla ricerca di immagini per i propri CD, non lo sapremo mai).
In piu' una ventina di miliardi della regione Sicilia per la costruzione di un centro a difesa dell'infanzia. Divertente leggere OGGI tale notizia, che il cronista fa risalire ad una visita di tempo addietro; cioe' il coraggioso cronista si e' tenuto i suoi dubbi proprio per tutto il tempo in cui il telefono arcobaleno veniva riverito come l'unico fronte contro la pedofilia imperante... bah... ma veniamo al punto: ora che a forza di gridare "al lupo" si dimentichera' con allegrezza il problema "VERO" della pedofilia (confrontare le statistiche pubbliche ISTAT: il 90% delle violenze sui minori avviene in ambito familiare/familiare allargato) cosa dovremo aspettare per sentire la "vera" storia dell'altra nobile istituzione a difesa dei bambini, che va sotto il nome di Telefono Azzurro?
Forse che qualcuno vada a fare le pulci tra le pretese telefonate ricevute (68 all'ora, secondo l'ultimo allarme) e i casi segnalati ai servizi sociali e alla magistratura? O che qualcuno vada a spulciare gli archivi per verificare se e da quando la suddetta associazione ha presentato bilanci degni di tale nome, che spieghino l'impiego dei non pochi soldini che affluiscono alle sue casse?
O che ci si domandi come mai in una citta' non del terzo mondo (Bologna), che pur con i suoi mille problemi all'infanzia dedica una attenzione sconosciuta in molti altri comuni, quasi nessuno dei soggetti proposti abbia ricevuto che pochissime segnalazioni di minori da assistere/proteggere? 
Rimane una perplessita' al perplesso lettore: uno dei piu' odiosi crimini (vabbe', la mia formazione e' quella: "se qualcuno di voi da’ scandalo ad uno di questi piccoli e' meglio che si metta una pietra al collo...") che si possano pensare vede all'opera tanti dilettanti allo sbaraglio, chi fa ricerche internazionali, chi raccoglie l'urlo di dolore di legioni di bambini... 
MA POI? Siamo alla solita scenetta italica? "io non sono competente, chi persegue i casi e' la magistratura, chi assiste i bambini sono i servizi sociali". D'accordo, la pubblicita' al Costanzo Show l'abbiamo vista, le serate strappalacrime - raccoglifondi su RAIUNO l'abbiamo avuta, e dopo? CHI è che protegge realmente quei piccoli? Non credo sia il caso di aggiungere che mai mille lire uscirono dalla mia tasca per cotali nobili finalita': i pozzi d'acqua dell'africa sembrano molto piu' concreti... 
P.F.

3 Novembre 2000 - Dubito, ergo sum/3
Caro Barbiere, perdonami se ti interpello di nuovo, ma c'é qualcosa della vicenda pedofilia-Don Di Noto-Nomi Eccellenti, che non mi torna. Questo sacerdote, che fino al giorno prima veniva interpellato come un oracolo, perché giustamente considerato un esperto della rete e delle sue trappole, diventa all'improvviso uno squilibrato perché dice: c'é qualcuno che sa e non fa, qualcuno che regge bordone e qualche infame eccellente.
Tranne il TG5, che, peraltro, spesso strumentalizza i fatti ai fini di pagnotta (per fortuna lo sappiamo tutti), nessuno presta attenzione ad una denuncia tanto grave. Addirittura su Repubblica un vostro collega esorta il prete ad occuparsi più dell'altare che della rete.

Il giorno dopo il sacerdote misteriosamente ritratta: sul palco del Costanzo Show si presenta in ritardo. Costanzo dice che é a cena perché pare che il Don, e il baffuto lo dice stizzito "non possa fare a meno di mangiare". Quando il prete entra in collegamento, Costanzo gli chiede se ha mangiato bene e lui risponde: "non ero a tavola, ma a colloquio (o udienza) con il mio Vescovo". Poi a domanda precisa di Costanzo dice: "mai parlato di nomi eccellenti". 

A questo punto nessuno ribatte : "ma come io l'ho sentita con le mie orecchie. O Lei ci dice : "mi sono sbagliato", "ho fatto un brutto sogno" "sono stato informato male" oppure questo significa che lei ha ricevuto minacce o intimidazioni che le hanno fatto fare marcia indietro." 
Costanzo si guarda bene dall'intervenire, anzi cerca di allontanare il tema "nomi-lobby" durante il dibattito. 
Dal vero re di Roma non mi aspettavo di più. 
Ma nessun giornalista, dico nessuno di nessun giornale é andato dal Don a chiedergli conto delle sue affermazioni, o ad indagare personalmente sull'esistenza di Lobby politiche ed Eccellenti. 
Ora, io sono forse troppo ingenua, ma dico che di un giornalismo seduto, che ha paura e si accontenta non ha proprio bisogno questo paese. Ancora una volta mi viene da pensare che il marcio stia nelle radici. E cioé nella modalità di reclutamento dei giornalisti, nella loro mancanza di vocazione e di amore per la verità, nel loro "nascere imparati". 
Il contatto troppo stretto con il Potere, il fatto che la carriera troppo spesso dipenda dall'onorevole o dalla lobby di turno, fa di questo un paese senza "guardiani". 
Poveri noi. Baci 
Ki
P.S. mi piacerebbe sapere che ne pensi e che ne pensano i tuoi colleghi. 
misski@katamail.com


3 Novembre 2000 - Remigio si e' innamorato di Ilaria Capitani
Ebbene, lo confesso! Mi sono innamorato. Così senza che me ne sono accorto. Mi sono innamorato di Ilaria Capitani, ex TG3, ora "Cominciamo bene", RAI 3. È già un po’ di tempo che la mattina assisto alla trasmissione, si prendono un sacco di spunti per chi, come me, si occupa di giornalismo locale.

Guarda oggi, guarda domani… (Che bei primi piani…) Assistendo proprio alla puntata odierna ("Essere ruffiani paga nella vita?") ho compreso che lei, la dolce Ilaria, passeggiava tranquilla per le vie del mio cuore, così come per un viale sul mare in autunno. Oggi era ospite l’affascinante Barbara Alberti, e nel suo intervento, ironizzando sui comportamenti, si rivolgeva alla Ilaria dicendo che «…con tre chili in meno staresti meglio…», a questo punto mi sono ritrovato in piedi, in salotto, che quasi urlavo, e lo riaffermo qui in bottega sulla poltrona per farmi la barba: «Fermi tutti! ILARIA, NON DIMAGRIRE». Anche così, come si dice… tornita, vai più che bene. 

Che sfiga, però, ero riuscito anche a telefonare per fare un intervento in trasmissione, ma non m’hanno più richiamato. Volevo dare, a proposito del tema, una testimonianza, quella del giornalista che vive la ruffianeria di chi vuol il suo nome pubblicato, allo stesso tempo è anch’egli ruffiano – con tutti – per avere sempre notizie e informazioni. Ho perso una grande occasione per rivolgergli la parola. Ahimè, per il viale d’autunno ci passeggerò io, in compagnia delle foglie che cadono. (Attimo di pausa per un sospiro…).

E dai Barbiere, apriamolo un dibattito: "Ci si può innamorare della sensibilità d’una persona?". Rimani sconcertato, per forza, quando trattando alcuni argomenti semplici, della vita quotidiana e quindi solo in apparenza banali, come quelli del programma, t’accorgi che la Ilaria rivolge agli ospiti delle domande intelligenti e puntuali… in effetti senza essere mai banale. Sappiamo tutti che razza di domande si sentono fare in tanti programmi e servizi di testate più celebrate (il contributo di oggi di Mata Hari è un esempio). Stai lì, davanti la Tv, che la guardi, e rimani sempre più colpito anche dal tono di voce con la quale si rivolge alle persone, allorché il tema è delicato, quasi rispettando il sentimento altrui. Incredibile, non è patetica. E poi la regista, magari, gli fa pure un primo piano mentre lei sorride. Come fai a non innamorartene? Che ce ne importa dei suoi lati negativi, che ha sicuramente, di fronte ad uno sguardo come il suo, che ogni tanto s’abbassa, in segno di rispetto per la coscienza altrui. "Tu, maledetto Toni Garrani, rivelaci gli ingredienti della pozione misteriosa con la quale riesci ad avere accanto a te simili donne". Barbiere, a te e alla bottega, novella bottiglia gettata nell’oceano, affido i miei sentimenti. Ma Ilaria, lo farà un calendario? 
Remigio Russo
P.s.Lo dico da telespettatore: sono contento di aver rivisto in video David Sassoli. Era a Cuneo, nei giorni scorsi, per la vicenda del "sequestro" Lorenzi. 


3 Novembre 2000 - Io, povera illusa
Caro Barbiere, sono una delle povere illuse che hanno inviato (grazie esclusivamente alla tua segnalazione) il proprio curriculum a Repubblica per la redazione di Bari. Ribadisco il "povera illusa", perché, visto che certe informazioni sono prerogativa di una cerchia ristrettissima di persone, pensare di essere presa in considerazione, magari solo per un colloquio, è pura utopia. Tempo perso. Speranze perse. Per questo sottoscrivo pienamente la critica di Lux a proposito del dorso di Roma del Corriere della Sera (che poi vale per Repubblica di Bari, ecc. ecc.): quali sono i criteri di selezione? Perché non diffondere "l'opportunità di assunzione oltre le mura domestiche"? Vi verserei anche io uno stipendio, anche solo se mi chiamassero per un colloquio. Non sanno cosa si perdono a Repubblica, i "poveri illusi" sono una specie in via di estinzione. Grazie e buon lavoro 
Rosina
3 Novembre 2000 - Quando si dice dei veri barbieri
L'azienda pakistana che ci invia questa mail, e che ringraziamo per l'attenzione, ha evidentemente apprezzato la bottega del Barbiere della Sera, offrendoci di diventare distributori di forbici, strumenti odontoiatrici, per il pedicure e la manicure, macchinari di vario genere e natura che ben figurano nei saloni da barba e capelli. Valuteremo con attenzione l'offerta.
Bds

Dear Sirs/Madam, We are pleased to introduce ourselves as manufacturers and exporters of high and standard quality surgical, dental instruments, manicure and pedicure implements and scissors of all sorts. 
Our company is well equipped with modern machinery such as forging hammers with their accessories, spark erosion, milling machines, electro chemical polishing unit, sand blasting machines, polishing electric machine, ultrasonic cleaner and electro etching machine etc. We have a large and powerful setup to fulfill our customers "great demand" in time. Due to our above qualities and competitive prices of our products, our customers are well satisfied. Now we are expanding our business and seeking distributors all over the world. We can fulfill your needs as we are the true manufacturers. And manufacture the instruments with our hands. We assure you that you will satisfy and find our products according to your required standard. 
Hoping your early favorable response by return e-mail and we are anxiously waiting.
With best wishes,Yours sincerely,
BABER SOHAIL
RIDAN INTERNATIONAL
Sialkot PAKISTAN
E-mail: - ridan@gjr.paknet.com.pk
ridan@skt.wol.net.pk
Phone No. 92-432-554209
Fax No. 92-432-558200



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