Diritto di replica Lettere, contributi, smentite, errata corrige. Il Barbiere è a disposizione. Non solo per farvi pelo e contropelo, ma anche per ascoltarvi. Accomodatevi in poltrona, prego. E' chiaro che non sempre il Barbiere condivide la sostanza delle lettere pubblicate, ma tutti, nella nostra bottega hanno ugualmente diritto di ospitalità, almeno fintantoche' si comportano con cortesia e nel rispetto delle opinioni altrui. |
Ricostruendo il presunto complotto ordito
contro Prodi nel 1998, il retroscenista Francesco Verderami
trascrive nel Corriere della sera di oggi i ricordi di Francesco
Cossiga e per due volte chiama Khol l'ex cancelliere tedesco,
il cui vero cognome è Kohl. Ora, è possibile che in via Solferino
non ci sia un editor incaricato di "passare" come si deve i
pezzi dei "senatori" superpagati, magari un redattore
ordinario al minimo sindacale, trilingue, con master e buona volontà?
Caro
Barbiere, forse ti può interessare sapere che il Gambero Rosso aveva una
piccola causa con la nota casa da The Babington di Roma. Una bazzeccola,
800 milioni di danni per avere scritto che il cibo era mediocre nella
guida di Roma 1997.
Caro Barbiere, al direttore di
Panorama Carlo Rossella è stata
consegnata la lettera che ti inviamo in allegato, firmata da 19
giornalisti. Per ora non è giunta alcuna risposta. Caro direttore, spiace,
addirittura offende, leggere su quello che è stato un giornale antifascista (come
la Repubblica italiana che sull'antifascismo è fondata) articoli come il
riquadro pubblicato a pagina
61 del numero di Panorama da domani in edicola (quello attualmente in
circolazione, ndr).. Il
suddetto riquadro contiene una sorprendente ricostruzione dei moti di
piazza a Genova nell'estate del 196O. Vi si legge che, nello stesso
periodo in cui vedeva la luce «il primo governo di centro-destra
appoggiato dai post-fascisti (...) 7 mila manifestanti (... ) scatenarono
una programmata e sanguinosa guerriglia urbana contro le forze dell'ordine»
impegnate a proteggere i militanti del Movimento sociale che «aveva
deciso di celebrare il proprio congresso nazionale nel capoluogo ligure».
Vorremmo
ricordare all'anonimo estensore (e a te, direttore responsabile di
Panorama) che: è
quanto meno azzardato definire «postfascisti» i
militanti del Msi che rivendicavano con orgoglio le loro origini politiche
(tranquillo: Gianfranco Fini aveva solo otto anni); tutti
gli storici seri (per esempio Simona Colarizi, Storia
del Novecento italiano, Bur Saggi) giudicano «una provocazione»
quella decisione di tenere il congresso del Msi a Genova, città
storicamente antifascista; i
manifestanti non orchestrarono una «programmata e scatenata guerriglia
contro le forze dell'ordine» ma scesero legittimamente in
piazza e «le manifestazioni continuarono per giorni alimentate
anche dai pesanti interventi della polizia» (Colarizi, ibidem). Furono
le gravi conseguenze della durissima repressione, questa sì programmata
da Tambroni, a causare la caduta del suo governo.
Caro Barbiere, ci pare che la ricostruzione n. 2 firmata dall’anonimo Ambrogio sullo "scontro finale" tra Feltri e Abruzzo pecchi di semplicismo e di pressappochismo. E’ francamente ridicolo ricondurre l’elezione dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia a uno scontro in sedicesimo Rutelli-Berlusconi o a una rivincita Polo-Ulivo. Ma queste sono le idee di Ambrogio: può tenersele, se è contento. Però le valutazioni su Quarto Potere sono false e tendenziose. E qui, se intervenisse l’Ordine, il tuo collaboratore si prenderebbe una bella sanzione per mancato rispetto della deontologia professionale e omesso controllo delle fonti. Quarto Potere predica
l’astensione e, certo, attacca. Chi? Sia Feltri che Abruzzo.
La nostra mailing list è sbilanciata, è vero: infatti, sosteniamo
l’opportunità di non votare (solo in Lombardia) perché non si
sono candidati credibili. Ambrogio, che evidentemente riceve i
messaggi del nostro e-group, avrà visto anche quello che conteneva il suo
rapporto n. 1 sullo scontro Feltri-Abruzzo. Dunque, poiché era
sbilanciato in favore di Abruzzo, non dovevamo pubblicarlo?
Gentilissimo, illustrissimo dottor Figaro, la disturbo per un semplice motivo: oggi, attraverso le pagine del Corsera, abbiamo saputo che venerdì Panorama pubblicherà un'inchiesta nuovissima: le risposte dei deputati alle e-mail inviategli dalla redazione del settimanale berlusconiano. Vuoi per
presunzione, vuoi perché comunque, copiare le idee si può, ma non è bello,
la stessa inchiesta è stata pubblicata dal quotidiano internet www.eday.it
tre settimane fa. Nulla
voglio insinuare, nulla posso provare ma, come tu ci insegni, non è
proprio
bello, professionalmente e o eticamente, copiare (così pare) le idee altrui
solamente perché, magari, avrà pensato Carlo Rossella quel giornale
lo
leggono solamente 30 mila persone. E chi se ne accorge? E' possibile che il
settimanale più venduto d'Italia sia ridotto a cotanta bassezza?
Che indignazione e che ipocrisia. Gentile
Barbiere, leggo dalle vostre videate che la Fnsi sta raccogliendo
segnalazioni di giornalisti sfruttati, abusati, non tutelati, ecc. Ma
bene! E cosa pensa di fare la Fnsi con quelle
segnalazioni?
Mi
chiedo cosa abbia fatto Giampiero Galeazzi ad Antonio
Ricci. Dev’essere
qualcosa che l’ha fatto infuriare e ripetere quella frase a lui tanto
cara:”Te ne accorgerai…”. Che viene subito dopo al:”Ti metto il
Gabibbo fisso sotto al portone”, tra il : “Sei sicuro di volermi fare
uno sgarro?” ed il “Parlero’ col tuo direttore…” Qualcosa
di terribile, perche’ ha fatto perdere a Ricci anche il piu’ banale
senso del buon gusto. Quello che insegnano alle elementari. Mi meraviglio
di quanto si siano divertiti Bonolis e Laurenti nell’essergli
complici…Pero’ certo, se mi pagassero quanto pagano loro anch’io
direi il classico”Vicienzo m’e’ padre a me!”. O no? Pero’, che
Miseria, e quanta poca Nobilta’… Per farla breve ieri sera a Striscia
compare Galeazzi con uno spolverino. Perche’ ha lo spolverino? Si
chiedono i due lavoratori dello spettacolo. Perche’ se l’e’ fatta
sotto e vuole coprirlo! Si rispondono gli onesti operai della televisione
commerciale. Ma qualsiasi cosa sia, cari miei,
queste cose non si fanno. Moralismo? A questo punto: magari! Io
Galeazzi non lo conosco. E’ un collega, da quando ero un topo piccolo
seguo le sue cronache sportive, l’ho visto ingrassare e dimagrire molte
volte, e’ della Lazio, e’ sposato.
Ma di piu’ non so e non voglio sapere. Cosa fa pensare a Ricci il
contrario? C’e’ da chiedersi a quale pubblico si rivolge… Pensa forse ad un pubblico becero e sguaiato che non riconosce nemmeno i limiti tra cattivo gusto e volgarita’ e che ride se una persona ha un problema solo perche’ quella persona e’ famosa, e’ un giornalista? Allora a quando un bell’elenco dei giornalisti omosessuali? Quando cominceranno Bonolis e Laurenti (Laurenti, quoque…) a iniziare i servizi con:”Quel culattone di tizio ha scritto che…” o anche “avete visto quella lesbicaccia di caia che errore ha fatto?”. La strada e’ quella. Nessuno si senta al sicuro. Be’, oddio, nessuno proprio no…qualcuno stia pure tranquillone. Come sempre.Topo Gigio
Anche io mi offro come Deep-endente per soli 5 miliardi e
rotti. Anzi il titolo DEEP & DENTE potrebbe essere quello di
un nuovo show, la versione italiana di HARD TALK: interviste NON
CONCORDATE affidate a Luttazzi, Guzzanti, Travaglio, Lerner, Gabibbo,
Santoro. L'unico "PROGRAMMA IMPOSSIBILE" della tv
italiana. Lo farei io naturalmente. Con la ragazza del bar (spero carina
come Gaia de Laurentiis). Caro Lombezzi, la tua nobiltà d’animo mi commuove. Giuliano Ferrara,
che con uno sprint insospettabile mi ha soffiato il posto, non ha ancora
avuto nemmeno la sensibilità di contattarmi. Non nego di essere molto
amareggiata. Mi chiedo se non si sia in presenza di un caso di aggiotaggio
e se Ferrara non si sia abbassato a chiedere 7.500 lire a intervento, come
un qualunque free lance. Altra ipotesi è che si faccia pagare 7.500 lire
a chilo: in tal caso Mauri ha sbagliato a fare i conti e sborserà
parecchi miliardi in più…Se le condizioni sono queste ultime mi offro a
seicentomila al mese, agganciate agli sviluppi nei prossimi cinque anni
delle pensioni minime. Non sarò carina come la de Laurentis, ma –tutto
compreso (anche i respingenti anteriori e posteriori)- peso poco…
Mi
pare utile che il "Barbiere" ricordi ai colleghi le
elezioni all'Ordine. Per quanto riguarda Roma, vorrei però segnalare che
le liste da voi pubblicate non sono espressione della sola Autonomia e
Solidarietà, ma comprendono (quest'anno come in passato) anche altri
colleghi. Grazie.
Caro Barbiere... a me bastano 5 milioni lordi (non miliardi), magari al mese. Se a La Sette interessa un professionista 35 enne con alle spalle 15 anni di professione (dieci come corrispondente di un quotidiano nazionale, 4 di addetto stampa negli enti locali, uno di desk) e una esperienza senza pari in Toscana, eccomi.Non ho fatto parte di Lotta Continua per ragioni anagrafiche: ma sono disposto a comprare una macchina targata Lecco (Lc). Saluti Kilroy
Ho visto che avete pubblicato anche una
mia lettera, quindi per aprire un dibattito comincerei con la domanda che
vi avevo fatto in precedenza: perché non posso fare un esame di
motociclismo?
Caro Barbiere, non rubo spazio
alla tua casella postale, che immagino fin troppo stipata, e vengo al sodo
con due semplici domande che rivolgo a tutti i colleghi giornalisti. Prima
domanda: E' giusto che i giornalisti abbiano un trattamento di favore
dalle ferrovie dello stato ?
Sono un ragazzo di Latina ed ho
partecipato ai campionati studenteschi delle scuole medie
inferiori. Arrivato alla fase regionale svoltasi a Roma ieri 17 Maggio
alla Farnesina credo di essere stato preso in giro. Infatti
qualificatomi per la finale all' arrivo sono arrivato sulla stessa linea di
un altro ragazzo.
Dite
che lunedì mettete in rete la seconda parte del manuale del
giornalismo (parte relativa alla cronaca nera) mettetela però che io vi
sto aspettando.
Torna
calda più che mai, dopo le elezioni, la questione delle concessioni
televisive. Mediaset ne possiede due, ma trasmette con tre reti. Europa 7
ne detiene invece una, ed è in corsa per una seconda, ma non può
trasmettere perché non ha le frequenze. Dopo un primo pezzo del Conte
d’Almaviva, e una dettagliata replica a firma Memmo
Torti, interviene in
controreplica Francesco Di Stefano, proprietario di Europa 7. Il
progetto di Centro Europa 7 prevede
due reti, per un totale di oltre
700 dipendenti. Le
frequenze di Retequattro sono dello Stato, che le dà in concessione;
Retequattro non ha una concessione, perché le è stata negata con
espresso decreto ministeriale: ora,
se non ha ottenuto la concessione, non può nemmeno avere ottenuto le
relative frequenze. Non ha avuto “un’autorizzazione
provvisoria”, espressamente non più prevista dalla legge ma una
“abilitazione”, status assolutamente non contemplato da alcuna legge
ed “inventato” all’ultimo momento dal Ministero al solo fine di
non far chiudere la rete. Il
"congruo sviluppo" della utenza via satellite e via cavo si può
riferire solamente allo sviluppo appunto via satellite e via cavo, cioè
al dato di sviluppo dal luglio 1997 rispetto ad oggi, ed esso è
superiore al 500%. Se questo non è un congruo sviluppo, non lo sarà
mai. Certo
la legge non impedisce un’eventuale
vendita, ma solo del ramo d’azienda o degli impianti (art. 3 comma
19 L. 249/97), e solo a chi
detenga già una concessione nazionale, quindi, nell’ambito delle 8 concessioni assentibili ai
privati, che comunque non possono aumentare. Europa
7 non è mai stata un consorzio di emittenti, ma il marchio di una società,
Centro Europa 7, che forniva un certo numero di ore di programmi comuni
alle emittenti attraverso un regolare contratto, e raccoglieva la
pubblicità nazionale che veniva inserita nel palinsesto comune e
trasmessa attraverso le emittenti. Era cioè un circuito
nazionale di emittenti locali organizzato da Europa 7. Il
marchio Italia 7 era ed è di proprietà della Fininvest che, allorquando
lo ha ritenuto opportuno, ne ha rivendicato la titolarità. Il
marchio Europa 7 è della società Centro Europa 7 che lo ha regolarmente
e per prima registrato. Certamente le emittenti del nord con l’auspicio della Fininvest hanno dato vita al nord a Italia 7 Gold, ma questo è successo dal 1° Gennaio 2000 allorché era scaduto il contratto con Centro Europa 7. Fino al 31.12.1999 e cioè fino a sei mesi dopo aver ottenuto la concessione nazionale, Centro Europa 7 ha organizzato l’omonimo circuito. Dopo di che ha dovuto rinunciare, per rispettare la legge 249/97: sicché la beffa, che non è certo l’unica, né purtroppo l’ultima, c’è stata eccome, posto che da un lato ha dovuto rinunciare al circuito nazionale e dall’altro non è stata posta (né lo è tuttora) in condizione da poter utilizzare l’ottenuta concessione nazionale non essendole state assegnate le frequenze. La
Corte Costituzionale non deve
ribadire il limite antitrust
di non più di due reti nazionali in capo
al medesimo soggetto, poiché Mediaset ne ha effettivamente due:
Retequattro infatti non ha la concessione. Del resto la precedente
pronuncia 420/94 della Corte Costituzionale e la legge 249/97 sul punto
parlano chiaro. La
Corte deve solo decidere se siano incostituzionali o no gli articoli ed i
commi della legge. 249/97 che permettono l’esistenza di un periodo
transitorio nel quale l’Autorità avrebbe dovuto ordinare a Retequattro
di trasmettere solo sul satellite: a nostro parere
la legge 249/97 è una sorta di legge truffa posto che, pur
richiamando il limite di due reti nazionali sancito dalla Corte
Costituzionale (né poteva fare il contrario) bypassa però il problema inventando
un termine sine die, entro il quale l’Autorità deve provvedere nei
confronti delle reti eccedenti, legato all’altrettanto generico concetto
di “congruo sviluppo” dell’utenza satellitare. Se
la Corte decide che tali norme sono anticostituzionali, viene
meno il periodo transitorio, peraltro già abbondantemente utilizzato,
per cui chi non ha la concessione semplicemente non può più utilizzare
le frequenze (bene pubblico dato in concessione), che ritornano nella
disponibilità del Ministero delle Comunicazioni e ci si augura vengono
assegnate, ancorché in attesa del digitale, a chi ne ha il diritto dal
1999 ma non può utilizzarle. Certo
che ci rendiamo conto che il
proprietario di Mediaset sarà Presidente del Consiglio e che è in
suo potere decretare e legiferare in modo da aggirare ancora
una volta quanto deciso e quanto deciderà la Corte Costituzionale:
quindi, più che
spegnere Retequattro, delibererà di riaccenderla, e questo è il
più grave ed evidente conflitto di interessi che coinvolge il nostro
paese. Già nel lontano 1984 del resto vi fu un decreto chiamato “decreto
Berlusconi”, ancorché emanato dal governo Craxi. Nel
governo Andreotti, con
l’approvazione della legge Mammì,
si dimisero ben cinque ministri, fatto di una gravità assoluta, e
probabilmente mai prima accaduto. Il
problema è che al nostro interessato interlocutore ciò sembra un fatto
del tutto normale, ma non è così: l’illegittimità di Retequattro
rimane anche se il nuovc Presidente del Consiglio dovesse legiferare
fregandosene della legge e della Corte Costituzionale. Mediaset
comunque è in posizione dominante vietata. Parimenti
rimane un fatto gravissimo, indegno di un paese civile, la vicenda Europa
7, cioè di un soggetto che ha avuto legittimamente una concessione, ed anzi ha diritto addirittura ad averne una seconda, e lo Stato
dopo quasi due anni non gli concede le relative e necessarie frequenze
operative. Il rispetto della legge determinerebbe finalmente quel
pluralismo dell’informazione che la Corte Costituzionale, con la citata
pronuncia del 1994, ritenne indispensabile. Il
fatto è che, molto semplicemente,
nel settore Radiotelevisivo in Italia non si è rispettata e si
continua a non rispettare la legge! Ce n’è una, non scritta, in virtù
della quale se non ti chiami Berlusconi, non hai diritto a gestire una
rete nazionale: questa “legge”, al contrario, è stata sempre
rispettata. Noi abbiamo fiducia che, di fronte a questa gravissima ingiustizia, la
stampa finalmente si svegli (dormendo tutti gli altri) e ritorni a
svolgere il proprio ruolo di garante delle regole e della democrazia,
vigilando soprattutto sugli atti e fatti che riguardano la futura
presidenza del Consiglio. Francesco
Di Stefano,
Figaro, ottimo e abbondante il
commento sulle 'garanzie'. Perché non prendere in parola i
giornalisti che sottolineano l'autonomia rispetto al nostro nuovo
padre-padrone per mettere mano a una sorta di decalogo delle cose che,
prima della presa di potere, si impegnano a non fare?
Caro Barbiere, sai perché
Berlusconi ha vinto le elezioni? Perché in realtà in Italia ognuno fa
come gli pare! Ti faccio un piccolo esempio, nella nostra categoria,
di conflitto di interessi. Lo sai che uno dei due addetti stampa (a
convenzione, nonostante nell'ente ci sia gente più qualificata)
dell'amministrazione provinciale della città dove lavoro, oggi pubblica,
con la sua bella firma, un articolo a tutta pagina di apertura sul
principale quotidiano della città.
Caro Barb: ai giornalisti che si
sono lamentati per l'attesa di alcune ore per poter votare vorrei
ricordare che tre milioni di italiani che per motivi di lavoro risiedono
all'estero stanno spettando di raggiungere le urne da quasi mezzo secolo.
Saluti da LaLa Land,
Caro/Cara Infelice praticante che l'11
maggio sul Barbiere della Sera hai raccontato del corso per
praticanti a Fiuggi (ma non solo tu: quanti lamenti per studiare una
settimana tanto da dover desiderare una cena degna di Vissani!).
D'altronde cos'altro vi aspettavate da
una campagna elettorale dove il piu' bel comizio lo ha fatto la Ferilli,
l'utopia piu' alta l'ha raccontata Benigni, il colpo piu' micidiale
alla credibilita' di Berlusconi lo ha sferrato Luttazzi, la
riflessione piu' seria l'ha fatta Guzzanti, e il motivo piu' solido lo ha
espresso Dario Fo?
Solo un fesso può pensare che un politico entri nella saletta
di montaggio del tg5. Solo una persona in malafede può
dire che ciò sia avvenuto con Berlusconi. Con lui, così come era
avvenuto il giorno prima con Rutelli, abbiamo rivisto in regia
la registrazione dell'intervista.
Mi corre l'obbligo di smentire quanto scritto da "uno
che c'era" riguardo l'intervista di Mentana a Berlusconi
di venerdi' 11. Tutta quella manfrina sulla sala di montaggio,
direttore qui, presidente la', guardi che non ho ancora firmato il suo
contratto... e' tutta inventata di sana pianta.
Caro Barbiere, sono pronto a contribuire alla colletta
che spero venga promossa per aiutare il
collega Marcel. Attendo ulteriori sviluppi, spero positivi.
Caro
Barbiere, il pezzo del Conte
d'Almaviva su Europa 7 (4 maggio) merita alcune
precisazioni: per amor... di (vero, magari!) pluralismo, pur con
simpatia per il "finanziere" Francesco Di Stefano 2)
Il progetto di Centro Europa 7 s.r.l. (la società che ha chiesto la 3)
Non si può dire che le frequenze
di Europa 7 sono occupate da Rete 4 che non ha la concessione. Le
frequenze di Rete 4 sono di Rete 4, che, collocata
al 3° posto in graduatoria, ha avuto una autorizzazione
provvisoria: fino a quando
l'Autorità...o, anche, Mediaset decida, all'ultimo momento, di venderla
invece di mandarla sul satellite. Un'ipotesi prevista dalla legge e di
cui mai si parla. Il compratore, in possesso dei requisiti minimi, avrebbe diritto alla concessione. La legge (ipocritamente)
"apriva" (ma solo in teoria) il mercato a nuovi soggetti: Di
Stefano (suggerito e strumentalizzato?)
ci si è buttato ed ora sta al palo. 4)
E' vero che sono trascorsi quasi 7 anni dalla sentenza costituzionale Ma
non delle antenne paraboliche (mostrano di crederlo Di Stefano e il
"Conte") bensì dell'utenza.
Rispetto a quale utenza? Qui sta il nodo del problema:
Mediaset,
naturalmente, propone di rapportarlo (lo sviluppo) allo share medio di Rete 4 (intorno al 10%). A darle ragione, all'Autorità,
ci sono certamente i 4 commissari eletti dal Polo. Lo stesso
"parametro" per Tele+Nero
porta che il congruo sviluppo c'è effettivamente stato, rispetto
all'utenza di tv criptate (Telepiù + Stream). Tutti
prevedono che la Corte -la legge Maccanico ha effettivamente
"tradito" la sua precedente sentenza - la prossima
estate ribadirà il limite antitrust. Ma,
purtroppo per Di Stefano (e tutti noi), non porterà allo
"spegnimento di Rete 4". Perchè le sentenze
costituzionali non sono esecutive:
se così fosse stato lo "spegnimento" sarebbe già avvenuto.
Dichiarata l'illegittimità costituzionale di quella parte della
legge Maccanico....servirà
un'altra legge. Dalla prossima estate a presiedere il governo sarà il
proprietario di Mediaset. Si può ragionevolmente immaginare che il governo Berlusconi
faccia un decreto per
"spegnere" Rete 4? Affiderà il problema al Parlamento, dove
avrà la maggioranza. 6)
Non è vero
che Europa 7 trasmetteva su 13 emittenti locali tra cui Telecity,
Telepadova, ecc..
Quelle emittenti erano associate nel consorzio
Italia 7, di cui Di Stefano era presidente. Il logo Italia 7 era
(ed è) di proprietà in
ogni regione delle singole emittenti che lo costituirono nel 1985,
auspice la Fininvest, che forniva i programmi (il palinsesto lo Insomma,
la vicenda Europa 7 è, a suo modo, una chicca, ma è tutta la storia
delle concessioni ad essere un pò "sporchetta":
dalla composizione della Commissione (l'avv.
Munari è uno dei legali di Fininvest-Mondadori), alle sue
"distrazioni" (su Retemia, Elefante Tv-Telemarket, le due Tmc,
ma anche su Centro Europa 7), alla graduatoria, al ministro (non
poteva firmare le concessioni ed autorizzazioni: compete alla Direzione
generale del Ministero,
come, per altro, la firma della concessio e del contratto di servizio
con la Rai). Difatti le questioni sono in mano ai magistrati:
amministrativi e penali a Roma, civili a Milano. Su
questo - è vero - il silenzio
dei giornali è assordante. Se se ne Infine,
voglio segnalare che nessuno s'è accorto, almeno l'ha scritto, che In
questa lettera lunga e
articolata non si contestano
due pilastri: primo, Retequattro trasmette pur essendo priva di
concessione. Secondo, Europa 7 ha la concessione ma non può
trasmettere, perché non le sono state accordate le frequenze. Per il
resto, visto che "il silenzio dei giornali è assordante",
lanciamolo almeno qui, il dibattito.
Caro
Bds, una buona notizia: lo
sciopero proclamato al Secolo XIX per il giorno delle elezioni non si
farà. L'azienda ha accolto le richieste del CdR e la
protesta è rientrata. Adesso si aprirà la verifica sul numero del
lunedì ma questo è un altro discorso. Ma
ho anche una brutta notizia:
chi ti ha chiamato per smentire la denuncia fatta da Gladiator
non può certamente essere il direttore Antonio Di Rosa che, da
autentico messinese, ben difficilmente può avere una "favella toscana" che io, in quanto il mi' babbo l'è
davvero toscano, ben conosco. E poi c'è la prova del nove. Le
precisazioni fatte da questo, presumo, millantatore
sono sbagliate dalla prima all'ultima e vado a dimostrare. Primo:
la perdita registrata nel primo trimestre 2001, certo per causa del calo
della pubblicità ma il bilancio di previsione non l'ha mica fatto la
redazione, sfiora il miliardo e mezzo, ben al di sopra quindi del
miliardo scarso asserito dal
millantatore. Una proiezione economica dell'azienda sull'intero anno
prevede, in assenza di un recupero sulla pubblicità, il deficit a quasi
sei miliardi. Il vero Di Rosa, al pari della redazione tutta, non può
non conoscere questi dati. Secondo:
le vendite in edicola, anche
depurate del dato del settimo numero,
non raggiungono i risultati dello scorso anno. Quant'è il calo?
Visto che generalmente le aziende su questo dato fanno sempre il gioco
delle tre carte tanto vale chiedersi quanti fossero i fagioli nel vaso
della Carrà. Terzo:
anche il vero Direttore sostiene che la
Redazione romana del Secolo XIX non chiuderà e che dovrà essere
solo riorganizzata ma ha già indicato, a differenza del millantatore,
in che modo. Per la verità, i redattori romani sono avvezzi da anni a
sentirsi minacciare chiusure e deportazioni (e per due di loro queste
sono purtroppo davvero avvenute) ad ogni refolo di vento contrario ai
conti dell'azienda. Tutti
i direttori, però, da Michele Tito a Tommaso Giglio, da Carlo Rognoni a
Mario Sconcerti e perfino a Gaetano Rizzuto (sia pure con il passo falso
delle deportazioni di cui sopra) ne hanno sempre difeso l'esistenza, l'autonomia e il ruolo. Lo
stesso Di Rosa, all'atto del suo insediamento, garantì "un
giornale imbattibile nella regione e forte sul piano nazionale"
assegnando alla redazione romana proprio quest'ultima funzione. Se,
dunque, il vostro interlocutore ha parlato, come avete scritto, di
"giornale di provincia", no, non può proprio essere il vero
Di Rosa. Questi, invece, dimostrando di avere le idee davvero chiare e
in continua evoluzione ha detto di considerare il lavoro della redazione
romana "inutile".
Capita la differenza? Ah, volete sapere il piano del vero Di Rosa per la
redazione romana? Abbiate pazienza, una …spina alla volta!! Bolliti.
Sì, dobbiamo essere un po' bolliti, se abbiamo scambiato un gracidio
telefonico con la "c" aspirata della "favella
toscana". Sarebbe
stato meglio risparmiarla, quell'inutile pennellata di colore. Per il
resto, caro Mr.Mobbing, che ribadisci i concetti di Gladiator, stai
attento a non dare del "millantatore" al direttore Antonio Di
Rosa.
Un conto è la
satira, un altro è l’umorismo di bassa lega. Un conto è la
cronaca vivace, un altro è lo stravolgimento dei fatti a proprio
uso e consumo. A Gelsomina
consigliamo di consultare un vocabolario prima di utilizzare certi
termini da diffamazione, e ricordiamo che: nella “battagliera
redazione di Viversani” non si è consumata alcuna “tragicommedia”,
che la redazione di Viversani non è - e non è mai stata - un “figliol
prodigo” reo di aver eletto un fiduciario (presente in ogni
redazione normale) e che nessuno “spera nell’arrivo del Gabibbo”. A Gelsomina chiediamo
di firmare i propri esperimenti di giornalismo, di imparare a non
sacrificare i fatti sull’altare di una satira becera e di farsi un
mazzetto… di gelsomini suoi.
Grazie per l'apprezzamento per il numero.
Abbiamo visto anche noi che la pubblicità di una casa editrice contenuta
nello speciale di Diario "Libro di storia" tende piuttosto al nero. Ce ne siamo accorti quando abbiamo avuto in mano il numero stampato
perché la Publikompass, nostra concessionaria pubblicitaria, manda le
pellicole direttamente in tipografia.
Caro Barbiere , non mi sono ancora ripreso dagli insulti agli
ebrei su Studio Aperto, il tg di Italia Uno,una vicenda della quale hai
parlato anche tu,e cosa mi succede? Giovedi scorso mi stavo godendo
"le Iene",sempre su Italia Uno,e chi ti vedo?Ma il direttore
di "Libero" e commentatore politico di Studio
Aperto,l'ineffabile Vittorio Feltri al quale viene chiesto cosa pensi di
Adolf Hitler.Risposta di Feltri,serio serio:"severo ma
giusto".
Trattative frenetiche, al Secolo XIX,
per evitare lo sciopero dei giornalisti, già in programma per domenica
13, il giorno delle elezioni. Ieri il Cdr ha incontrato il
direttore, Antonio Di Rosa, e poi la proprietà. Le parti si
rivedranno stamattina: si discute di straordinari, carenze d'organico e
giorni di riposo. La sensazione è che alla fine la protesta potrebbe
rientrare.
Il direttore, intanto, ci dà una bella tirata
d'orecchi telefonica, per via dell'articolo
apparso l'altro giorno. "Primo - dice al Barbiere - i 5
miliardi di passivo di cui avete parlato non esistono proprio.
Certo, siamo un po' in sofferenza con la pubblicità. Ma in tutti
i giornali, in questi mesi, si registra un calo netto rispetto all'anno
scorso. Non so esattamente come si traduca in cifre, ma di certo la
perdita è al di sotto del miliardo."
"Secondo - prosegue con la sua favella
toscana il direttore - Il nuovo numero del lunedì è in
pareggio perfetto. Certo che c'è un calo, se guardiamo alle
copie medie vendute al giorno: bella forza, l'anno scorso si divideva la
settimana per sei copie vendute, adesso per sette. La
verità è che vendiamo 125 mila copie al giorno, duemila di più di
quanto previsto dal budget".
"Terzo, non è vero che la
redazione romana chiuderà. Si tratta semplicemente di ridiscutere
il suo ruolo e di riorganizzarla secondo le esigenze di un
giornale di provincia. Come? Non ve lo dico ancora".
Bds
Caro collega, ti invito a cliccare sul link http://www.agendaonline.it/giornalisti.htm
, dove ho pubblicato poche ma interessanti righe sulle
modalità di comunicazione per il Rinnovo delle Cariche dell' Associazione
della Stampa Napoletana.
Cari Barbieri, suppongo lo abbiate
già notato ma il pezzullo su Donna
Moderna, Veneziani e Deaglio (3 maggio) contiene un errore, ad onta
del titoletto corretto.
No. Questa volta non ci sto. Anch’io ho trovato ridicolo in modo imbarazzante il libello elettorale di Berlusconi. Ma è fin troppo facile fare sfoggio di bella scrittura sparando così apertamente sul pianista, per altro già abbondantemente crivellato di colpi. Per inciso, questa non è una difesa di Berlusconi, ma una riflessione sul ruolo che noi giornalisti abbiamo avuto nell’esacerbare i toni di questa campagna elettorale. Insomma, su ben altro avremmo dovuto fare esercizi di stile. Altri sono gli episodi che avrebbero dovuto scatenare la nostra indignazione. In una campagna dove i programmi sono occultati dai contendenti, lorsignori hanno preferito farci scrivere di risse e insulti, litigi e battibecchi. Questo sì che avrebbe dovuto provocare una qualche nostra reazione di sdegno: ci hanno strumentalizzato e piegato al loro gioco al massacro, e noi ci siamo stati. E non conta il fatto che Magicabula sia una pubblicista che lavora in un ufficio stampa (ovvero, con poco a che fare – lavorativamente – con la politica): le nostre parole contano un po’ di più di quelle degli altri, sia che siano stampate sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, sia che siano pronunciate fra amici. Di questo potere c’è chi ne è fin troppo consapevole (e ne fa un uso quantomeno disinvolto). Altri, invece, sembrano dimenticarsene, o fanno finta che non sia così.
In
entrambi i casi, i risultati sono
sotto gli occhi di tutti.
Caro Barbiere, diciamocelo una volta per tutte. Basta con queste notizie distillate quotidianamente su Mentana che va, che torna, che rivà e che ritorna. Ne abbiamo tutti le orecchie piene. Tanto più che in Via Aventino, al Tg5, c'e' un clima da disfatta e il parlarne non fa altro che acuire il nostro tormento. Lo champagne che dovevamo stappare per festeggiare l'arrivo del nuovo direttore lo abbiamo riposto mogi mogi nei nostri cassetti senza neanche fare la parte di "riciclarlo" per dire grazie a Mentana che non ci lascia e, temo, non ci lascerà mai. Avevamo sperato nel nostro risorgimento, nell'alba di una nuova era. Con un direttore diverso e soprattutto più incline ai rapporti umani. C'eravamo tutti illusi che a Milano 2, la madonna di Segrate avesse fatto il miracolo, liberando noi da lui e lui da noi. Il giorno dell'addio l'avevamo sognato tante notti nelle ultime settimane. Mentana, credimi, se fosse andato via davvero, a malapena ci avrebbe degnato di un saluto. Ma noi, pur di rinascere, fammi passare il termine, volevamo congedarci da "Mitraglia" con garbo, insomma da buoni amici. E invece, arrivati al dunque, tiè, fregati. Figurarsi: era troppo bello per essere vero. Il bluff aveva come scopo quello di alzare il prezzo e non solo è riuscito alla perfezione ma il baldo Piersilvio (Berlusconi) ha abboccato all'amo. Ora sappiamo che Mentana guadagnera' 4 miliardi (lordi) mentre noi siamo e resteremo i soliti 4 (gatti) che si ammazzano di lavoro, con mezzi tecnici fatiscenti, per permettere a lui di andare ai piani alti di Mediaset facendosi bello e dicendo che confeziona un telegiornale competitivo, a basso costo. E grazie, siamo noi che costiamo poco e lavoriamo come schiavi. Al TG1 al nostro posto farebbero le barricate. Ti
dico una cosa caro Barbiere, da collega. Non c'e' bisogno che
Mentana vada a "Lasette" per raccogliere una nuova sfida.
Lui fa finta di averlo dimenticato ma lo sa benissimo:siamo noi la vera Telemontecarlo.
Venerdì 4 maggio
Non proprio. Infatti, proprio mentre sto passando - con voluttà e
soddisfazione - da un originalissimo articolo sulle
"quotazioni", condite di borsino grafico, di alcuni grandi
italiani del nostro secolo alla parte cinematografara dello speciale di
"Diario", quella che dovrebbe raccontarmi come Hollywood e
Cinecittà riscrivono a loro piacere la storia mondiale, m'imbatto in
una curiosa pubblicità (a pagina 110).
"Volti della storia", s'intitola la collana pubblicizzata, Città Nuova è la casa editrice, "Poco conosciuti. Vicende, passioni e fenomeni dal Medioevo ai nostri giorni", recita la manchette pubblicitaria. Seguono i principali titoli della collana: si occupano di Medioevo in chiave ultracattolica ed esoterica, di "insorgenze" dell'Ottocento in chiave antiliberale e antirisorgimentale, delle "persecuzioni" subite dalla Chiesa cattolica in Spagna e di "legionari rossi" durante il governo del Fronte Popolare in chiave ferocemente filofranchista e anticomunista, eccetera. Ma la chicca finale sono, al fondo della pagina, i nomi dei curatori della collana: lo storico Franco Cardini (brillante medievalista, ultrà del cattolicesimo oltranzista, un maitre a penser per... Cl) e il professor Francesco Malgieri, una "firma" di quella "Nuova Storia contemporanea" che lo stesso speciale di "Diario" colloca giustamente, appena poco prima (esattamente a pagina 17) tra le riviste che hanno fatto del "revisionismo storiografico" a tutto campo (antirisorgimentale, antirepubblicano, anticomunista, antiazionista e persino negazionista) una vera e propria bandiera, storica e ideologica. Tutta gente che scrive sul "Secolo d'Italia", su "Area" e - quando gli va bene - su "Ideazione" e su "Liberal". Un'area - e pensieri e parole - che quelli di "Diario" sommamente avversano e combattono. Ma di cui, evidentemente, non conoscono (a fondo) vita e opere. Altrimenti - speriamo caldamente e vogliamo credere - mai e poi mai ne avrebbero accettato la pubblicità, sulle pagine di "Diario", e per uno "speciale" che proprio sull'uso politico della storia è stato costruito. O dobbiamo maliziosamente pensare, anche per un settimanale "radical" come quello diretto da Deaglio, che la pubblicità è l'anima (nera) del commercio?
Tersite
Alcuni giornali elencando le varie manifestazioni che si sono svolte in occasioni del 25 aprile hanno riportato alcune dichiarazioni del nobel Dario Fo che, in merito all'aggressione subita da alcuni giovani di destra intenti a depositare fiori a Milano in piazzale Loreto, ha testualmente dichiarato: "Se le sono cercate!!!"
A questo punto mi piacerebbe che il signor
Fo esprimesse commenti favorevoli quando le forze dell'ordine caricano
i cortei composti da autonomi dei centri sociali che arrecano
disturbo, ma soprattutto pericolo, al quieto vivere cittadino!!!
Non sono forse una provocazione gruppi di
persone che si trovano a manifestare con il fine esclusivo di creare
incidenti????
Patetico
Caro Luther Blisset, l'Esame di Stato per l'iscrizione all'Albo dei giornalisti
professionisti è un 'monstrum' inutile. 'Monstrum' per i
costi, da te giustamente elencati (tra l'altro, perché farlo in quella
specie di puszta magiara o di deserto dei tartari buzzatiano dove sorge il
possente Ergife? davvero non esistono luoghi più comodi e consoni,
in tutta l'Urbe?); 'monstrum' perché stupido: è come chiedere a
uno specializzato in chirurgia - dopo 6 anni di corso canonico e 5 di
specializzazione - di fare un'iniezione, altrimenti niente abilitazione...
Qui si chiede a persone che lavorano nei giornali da un minimo di 18 mesi
a un massimo di... anni-e-anni (leggasi: abusivato) di dimostrare di saper
scrivere un articolo....
Caro Barbiere, Luther Blisset ha ragione quando si lamenta di aver buttato un milioncino per quella assurda giornata all'Ergife. C'ero anche io e per questo sottoscrivo le sue lagnanze. A queste vorrei poi aggiungere una domanda nemmeno tanto acuta. Perché gli esami di idoneità debbono consistere nel costringerti a scrivere cose che in nessuna redazione ti chiederebbero, a farlo con modalità operative (isolamento, niente telefono, niente verifiche) che non ti sono mai capitate e non ti capiteranno mai (speriamo) e avendo come fonti primarie due fotocopie di pezzi usciti la mattina stessa (perché non le agenzie?) o solo la tua memoria?. Insomma, se bisogna dimostrare di "aver imparato a fare questo mestiere", perché allora ti chiedono di fare un temino su tracce quantomeno generiche ("Illustri il candidato le differenze tra Clinton e Bush")?
Uno degli elaborati (45 righe) aveva come
allegati due pezzi sulla vicenda della suora di Viale Trastevere, e
senza dubbio alcuno titolava: "Torna l'incubo di Marta
Russo. Una suora colpita da un proiettile mentre cammina per strada a
Roma". I due pezzi (i primi, usciti quella stessa mattina)
riportavano soltanto la versione della suora, limitandosi a
registrare una concatenazione di fatti di per sé singolare (niente
sangue, niente testimoni, tempi che non combaciano, straordinario vigore
fisico per una donna di 62 anni che ha un proiettile nel polmone da
un'ora e arriva in ospedale con la Bianchina del convento), ma senza
rendere esplicito nessun interrogativo sulla credibilità del racconto
della sorella.
Dovendo fare un pezzo senza altre fonti
che due quotidiani (cosa che se uno la attuasse in redazione
dovrebbero dirgli che è non va bene), chissà quanti aspiranti
giornalisti quella mattina hanno fatto il loro tema cercando nella
memoria i dettagli del caso di Marta Russo, esercitandosi sulle
descrizioni di luoghi e personaggi, prendendo per buoni i fatti citati
da questi allegati, facendo di una palla di neve una valanga. Salvo poi
tornare a casa giusto in tempo per il Tg3 delle sette e vedere
finalmente ripristinata l'arte del dubbio: la suora
aveva tracce di polvere da sparo sull'abito, dunque chi le ha sparato le
stava vicino; non aveva dovuto fare 200 metri a piedi per tornare al
convento, forse tutto è accaduto proprio là dentro, e via così.
Personalmente mi sono fatto una risata, e
ho sperato di conoscere l'uomo che ha scelto quel fatto di cronaca,
quella mattina, prima di ricordarmi che sulle disgrazie non si ride mai.
Poi ho pensato che questa piccola storia contenga la risposta a tutte le
domande che mi ero fatto sull'utilità e sulle modalità dell'esame di
idoneità professionale. Inutile e costoso, dice Luther Blisset. Io
aggiungo che è pure diseducativo.
Maqroll il gabbiere
Caro Figaro, sono d'accordo con te. Per rispetto a
Bobby Sands e agli altri morti nelle carceri irlandesi. per rispetto ai
familiari dei detenuti turchi (che lo sciopero della fame lo fanno per
davvero); oppure - tanto per cambiare forma di protesta - per rispetto ai
bonzi che si davano fuoco per la libertà del Tibet, mi rifiuto di prendere in considerazione la solita pantomima che i
radicali ci propinano da circa 30 anni. Almeno una volta queste proteste
avevano il pregio dell'originalità...
Col
tempo un equilibrio si trova e, se la cultura
non riesce ad abbinarsi alla natura,
si può sempre percorrere le due
strade in parallelo. Certo che sarebbe carino- da parte di Topo Gigio,
che ha brillantemente sollevato il problema- entrare in possesso
dell’elenco dei magnifici sette. Ovviamente
la legge sulla privacy
impedisce la diffusione di dati personali e quindi l’elenco
rimarrà segreto o, al limite, diffuso attraverso la consolidata
tecnica d’informazione giornalistica ‘te
lo dico, ma ti prego non lo dire a nessuno…’
Uno si sveglia la mattina, quella per di più in cui il calendario gli appioppa un altro anno ancora (quota 43), si siede nella poltrona del Barbiere e cosa vede? Che beve male, fuma troppa e poi a letto ha anche qualche intoppo. Un risveglio terribile e reso doloroso dall'occhiello che come un bisturi ti devasta ricordantoti che è «tutto inutile: come amanti le colleghe non ti considerano proprio». Vale la pena di continuare la giornata? Si possono passare i pezzi dei collaboratori e disegnare le pagine (e dire che da grande volevo fare il giornalista...) con questo ennesimo macigno? E' propio dura. Ma è la stampa, bellezza. E tu non puoi farci niente... Fin quando non ritrovi (con grande fatica) un po' l'orgoglio e il fanciullino che è in te. Meglio ancora: il 'puttanino' che è in te. E allora non sono proprio convinto che le nostre colleghe siano così deluse, o almeno non di più quanto lo siano i colleghi. Redattori microdotati e redattrici frigide? Suvvia. E'
vero che siamo abituati a esagerare e farci del male... Mi ripeto che sono
uno splendido quarantenne (un po' di training autogeno non guasta)
ma non m'ispiro solo a Moretti: penso anche a Mozart-Da Ponte: «Non so più
cosa son cosa faccio, or di foco ora sono di ghiaccio, ogni donna mi fa
palpitar». Ancora è così. Deve essere così. Per evitare, umile ricetta
personale, tremende defaillance e depressive frustazioni, smettete
(smettiamo) di essere giornalisti/e quando siete (siamo) tra le pezze. Non
prendetevi sul serio. Non bisogna fare scoop. Accontentiamoci, almeno in
queste occasioni, solo di sco...
Ovvio che i suddetti commissari saranno in grado di riconoscere i temi di questi candidati, visto che glieli hanno praticamente già corretti in diretta. Ho anche il ragionevole sospetto che qualcuno avesse già in tasca tutte le prove, visto che diverse persone hanno consegnato in tempo record. Ma questo è solo un sospetto. Tutti gli altri noi sfigati ci siamo arrangiati. Nell'insieme, il souk di Tunisi è meno caotico. A questo casino,
aggiungi il fatto che l'esame si fa con la macchina da scrivere
manuale e che una delle domande professionali chiedeva la differenza fra
sistemi di composizione a caldo e a freddo; certo, il vecchio caro piombo,
andato in disuso più o meno negli anni '60. Forse i commissari (età
media non proprio bassa) non se la sentono di avventurarsi in argomenti un
po' più recenti? Mi spieghi una buona volta cosa cosa devo sapere io del
piombo, visto che uso macchine fotografiche digitali e computer più
potenti di quelli che hanno mandato l'uomo sulla luna?
Per anni l'assegnazione degli appartamenti è stata guidata da misteriosi
criteri. Pochi personaggi, sfigati nello spirito ma ricchi nel
portafoglio, si sono costruiti un impero di amicizie, porta borse e
scendiletto, assegnando case e casette. Il tentativo forse è riuscito ma... ogni tanto qualche scivolone. Un esempio? Semplice. Secondo voi, se uno apre un Bar a via dei Giornalisti ha diritto anche ad avere una casa dell'INPGI??? Io la risposta la so. E voi?
Perché allora la Gazzetta dello Sport, con tutto il rispetto per la bravura dei colleghi e per l'ottimo prodotto, è il giornale più completo d'Italia. Ancora: evviva Sorrisi e canzoni, per non parlare della Voce di Sant'Antonio. Vogliamo essere seri? La notizia è la notizia, ma in Italia (non so all'estero) per costringere i media a pubblicare certe notizie scomode agli equilibri di potere bisogna arrivare , come mostra la Bonino, in punto di morte. Parli di professionalità? E allora cinicamente da professionista a professionista, ti invito a prendere in esame spazi come Porta a Porta, il Raggio Verde, il Maurizio Costanzo Show. Hanno affrontato temi di tutti i generi con Casini, Di Pietro, Diliberto, Buttiglione, Vita, Bertinotti, la Francescato e compagnia cantante. Dibattiti talvolta soporiferi nonostante la bravura dei conduttori. E allora, giornalisticamente parlando, quale migliore occasione che "sparare" un personaggio come Coscioni che solo lui, la sua malattia, lo sforzo sovrumano di uscirne, la sua voce elettronica che gli permette di comunicare potrebbe essere un personaggio tipo la Keller (quella signora sorda e muta e cieca che molti di noi non dimenticheranno mai...)? E poi, dai: la possibilità di dibattito su un tema come quello degli embrioni, dove la par condicio non solo per una volta si può rispettare, ma è pure interessante: con confronti tra premier, candidati premier, preti suore , soloni di tutte le tendenze, scienziati e via dicendo. E tutto questo alla vigilia del voto. Mi pare, e parlo da modesto cronista, che materiale ce ne sia. E anche possibilità di un audience, alla Celentano. O sbaglio? Però questo dibattito non lo vedremo mai. Certo i radicali sono noiosi: e lo erano, mi dispiace caro Figaro, anche ai tempi del divorzio e dell'aborto: Quando riuscirono ad avere "voce" esattamente dopo scioperi della fame e proteste clamorose. Perché anche su quei temi la censura era totale, altro che i giornalisti scatenati come cani sull'osso. Erano, scusa se ti rinfresco la memoria, i tempi di preparazione di un certo compromesso tra Dc e Pci: e allora non si volevano ricostruire storici steccati, né spaccare il paese su temi del genere. (Tra l'altro il referendum sul divorzio non era stata neppure chiesto dai radicali ma da Gedda e compagnia e fino all'ultimo Berlinguer con tutta la sinistra, esclusa una parte del Psi), tentò di evitarlo). Quanto alla Corte costituzionale, ormai anche gli storici più moderati riconoscono che il suo ruolo è stato in molti casi, con chiara forzatura del ruolo "asettico" previsto dalla Costituzione, più politico che di arbitro "super partes". Evitando (sul discutibile presupposto che erano i partiti politici in quanto tali un valore costituzionale da tutelare) "scontri" su temi che i partiti stessi non erano in grado di gestire. Per concludere, se è vero che a fare notizia deve essere l'uomo che morde il cane ...Che dire? Tutto ciò è molto triste. Roberto della Rovere - Corriere della Sera
D’accordo, Mentana & Co., mi arrendo. Non risponderete mai alle mie domande
su come Berlusconi vi abbia
vietato di fare il vostro mestiere di giornalisti in questa campagna
elettorale.
Barbiere,
neppure tu mi hai risposto, peccato.
Forse le accuse di essere di sinistra ti bruciano
e ti impediscono di prendere posizione su un tema così delicato. Eppure, è proprio lì la
chiave del conflitto d’interessi, nei tipi come Mentana che
sbandierano la propria indipendenza,
poi aspettano l’input di Arcore
per sapere se possono fare o meno trasmissioni di politica in campagna
elettorale.
Mentana & Co. hanno dimostrato anche in questa
occasione di essere telecomandati
dal Cavaliere, solo un po’ più
raffinati di Emilio Fede. Ora
si trasferiranno armi e bagagli alla Sette
e, si spera, non prenderanno più ordini da Berlusconi.
Forse riprenderanno a fare i giornalisti a tempo pieno, anche in campagna
elettorale. Almeno finchè Colaninno
non si butterà in politica. A meno che la fusione Olivetti-Mediaset non ci sia davvero e La Sette diventerà la…
Settima tv berlusconiana. Ciao, Barbiere, da adesso in poi sto zitto.
Finalmente
è arrivata la rivista su Berlusconi,
dai giornalisti comunisti
pomposamente chiamata libro.
L’idea di rispedirla al mittente è ottima, ma carente dal punto di
vista della sensibilità e dell’educazione.
Se
qualcuno infatti si prende la briga di rendervi partecipi di tutti i particolari
della propria vita, anche quelli più intimi
–come l’amore per la mamma
o la preoccupazione per i peccati
di gola della figlia più piccola- significa che vuole instaurare un dialogo
con voi. Magari si sente solo, cerca di comunicare. Forse si è in
presenza di un appello disperato
di un uomo che, sebbene ricco e potente, ha bisogno di noi.
Dimostriamo
dunque un briciolo di umanità!
Rispediamogli il libro, magari con un biglietto che testimoni che non
abbiamo disprezzato il dono… anzi, alleghiamo
una nostra foto tra le braccia della mamma o col papà, sacrifichiamo
un’immagine che ci è particolarmente cara, la prima Comunione di nostro
figlio o noi stessi a sei mesi nudi sul lettone.
Sicuramente potrebbe fargli piacere anche una nostra
breve biografia. Vuole conoscerci, capire chi siamo. Alla faccia della
privacy, apriamogli il cuore,
confidiamogli tutto, dalle prime esperienze sessuali ai nostri piccoli o
grandi problemi di salute. Ne trarrà grande giovamento.
Uno che vede comunisti ovunque, anche a Le
Monde o a El Mundo, ha
bisogno di venir rassicurato. Non è detto che certe allucinazioni
siano curabili solo con gli psicofarmaci.
Un approccio soft può dare
ottimi risultati.
Caro
Figaro, un collega inglese mi chiede se nella attuale normativa italiana
(sia quella ufficiale, sia quella relativa ai codici deontologici della
categoria) esiste qualche riferimento al comportamento (sempre più
frequente, pare, nel giornalismo scandalistico uk) di un giornalista che
si presenta sotto mentite spoglie (di un curioso, oppure di un cliente o
altro) per raccogliere informazioni di varia natura da una fonte inconsapevole, poi utilizza le informazioni raccolte, sempre
all'insaputa della fonte, per il suo lavoro. A me pare di ricordare che qualcosa del genere possa esservi in almeno due contesti:
a-
quello deontologico generale in cui immagino che da qualche parte si
dica che il giornalista nell'esercizio delle sue funzioni deve sempre
presentarsi all'interlocutore come tale.
b-
quello relativo alla tutela della privacy in cui immagino si dice che,
anche se interloquendo con un giornalista, la fonte sa che alcune cose
molto private non saranno mai comunque pubblicate. Il senso della richiesta ha a che fare con il concetto di 'stangata' nel senso Newman-Redford del termine... Newman-Redford del termine... Ne sai qualcosa? puoi darmi qualche indicazione? ti ringrazio, Toni C'è forse qualche esponente
dell'Ordine dei giornalisti che ha voglia di rispondere?
Non ho mai nutrito grandi simpatie per il garofano ma devo dare atto a
Rino Formica, illo tempore proconsole pugliese del Cinghialone e deus ex
machina delle (dissestate) finanze craxiane di avere avuto una
brillantissima intuizione definendo il Comitato centrale del non compianto
Psi, come un caravanserraglio di nani e ballerine.
Intendendo per nani il codazzo di reggiborse che stazionavano
perennemente al bar del Plaza in attesa che il ras di turno si degnasse di
scendere dalla sua suite per confondersi con i comuni mortali e per
ballerine la processione di damazze che allietava le serate conviviali al
Tartarughino o nella hall del Raphael. Quelle, tanto per capirci, che
Antonello Piroso (parafrasando Olmi e beccandosi una paccata di querele)
definì su Panorama, con tanto di vignetta dell’eccellente Marcenaro,
l’albero delle zoccole. La storia, come è noto, si ripete. Anche se con qualche variante figlia dei tempi. I nani sono stati sostituiti dal Nano (uno, solo, unico) mentre le ballerine sono ancora lì. Quasi sempre catapultate da una rete Mediaset nell’agone politico. Alle europee fu la volta di Iva Zanicchi, sonoramente trombata dal popolo sovrano; adesso ci prova Gabriella Carlucci che tenterà la scalata a Montecitorio partendo dal collegio di Trani.
Ma la vera forza della candidata Carlucci sta nel suo staff: il padre Luigi, generale di cavalleria, pianifica strategicamente, con sagacia da von Clausewitz, la benché minima mossa; la madre, la signora Maria, che oltre ad avere messo al mondo questo trio Lescano post litteram ha fatto (cosa ben più faticosa e impegnativa) per anni sei volte al giorno il tragitto dalla Cassia all’Eur per portare le figlie a lezione di pattinaggio, si impegna oggi con la stessa grinta e di quando faceva l’insegnante di educazione fisica; Richelieu è il marito Marco, incaricato di aprire una breccia fra giudici, procuratori, notai e commercialisti. Ma il vero momento clou sarà quando scenderanno in campo, a dar man forte alla nostra Wonder woman, le sorelline, Milly la bionda e Anna la bruna. Prepariamoci al peggio. La prova del fuoco Gabriella l’ha superata all’assemblea dei duri e puri di An dove tutti, molto scettici, l’hanno accolta con un freddo applausino. Ma ancora una volta Gabriella ha mostrato di possedere gli attributi. Trattenete il fiato e sentite cosa ha dichiarato. “A casa mia si mangiava pane e Movimento sociale”; “papà e zio hanno fatto la Repubblica di Salò”; lo zio (spero sempre quello perché di esemplari del genere in famiglia uno basta e avanza) “dormiva con la pistola sotto il cuscino, i sacchetti di sabbia dietro la porta e una corda già pronta per fuggire dalla finestra”. Ovazione finale e platea conquistata. Se adesso ne avete ancora la forza riprendete a respirare.
Voci bene informate assicurano che un intero staff di investigatori è
alla spasmodica ricerca di una qualche lontana parentela con Himmler o
Goebbels. Sarebbe la ciliegina sulla torta ed il certo viatico per
Montecitorio.
P.S. So bene che quanto sopra farà fremere di indignazione il collega
Mischi e causerà straziante corruccio alla collega Carella ma come dicono
a Roma “a chi tocca non si ingrugni”. Oggi è toccato alla Carlucci,
domani chissà.
Figaro, il tuo commento alla sfida
estrema dei radicali è molto ragionevole e condivisibile. Rimane il
dubbio che, anche oltre le intenzioni dei promotori, la questione oggi
all'attenzione di chi per mestiere fa il giornalista (non il politico)
possa essere un'altra.
Caro Figaro, qualche settimana fa avevi aperto un dibattito
sull'informazione di
Mediaset in vista delle elezioni: quello che sta succedendo a Studio
Aperto, tg diretto da Mario Giordano, purtroppo, conferma le peggiori
previsioni. I servizi del 25 aprile sono un insulto alla memoria di chi ha
perso la vita per la libertà di tutti, compresi gli elettori di Alleanza
Nazionale. Cari colleghi, ho letto la
vostra presa di
posizione del 24 aprile. Non posso non condividerne le ragioni. Il
sindacato - che nel 1956 ha voluto la nascita dell’Ordine professionale
- ha il diritto di occuparsi dell’Ordine, delle elezioni e delle
candidature. L’ultima parola, come sempre, toccherà al corpo
elettorale, chiamato alle urne il 27/28 maggio e il 3/4 giugno. Per quanto mi riguarda ho una posizione a voi nota: contribuisco subito al dibattito, mettendo a disposizione dei colleghi del sindacato la mia candidatura a consigliere dell’Ordine della Lombardia. Nelle eventuali discussioni delego ogni mia rappresentanza personale alla collega Marina Cosi, che rappresenta i giornalisti della regione nel vertice della Fnsi. Il mio è un atto di lealtà verso chi, nel 1998, ha sostenuto la mia candidatura a consigliere e a presidente nell’ambito di uno schieramento pluralista, aperto al contributo di colleghi provenienti da diverse aree culturali e ideali. Nessuno mi può chiedere comportamenti che non
rispettino il principio delle lealtà. Lealtà, che io estendo verso altri
colleghi che nel 1992 e nel 1995, quando ero solo, mi hanno sostenuto.
Questi colleghi si chiamano Brunello Tanzi, Hermes Gagliardi, Emilio
Pozzi, Gigi Speroni, Gabriele Moroni, Gianni De Felice, Gianluigi
Falabrino, Annamaria Bernardini de Pace, Nicola d’Amico. Ricordo con
affetto e stima Arnaldo Giuliani e Tani Curi.
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